Storia della Bocconi

1945-1968. Dalla liberazione al '68

1950-1955


Parole chiave: Rettore Demaria Giovanni, Rettore Sapori Armando, Croccolo Alessandro, CdA, Gestione finanziaria, Vice presidente Casati Alessandro, Vice presidente Pella Giuseppe

Alla svolta del mezzo secolo (1950), che di poco precedeva il suo cinquantesimo compleanno, il nostro Ateneo poteva guardare compiaciuto al lungo e faticoso cammino percorso: in primis, alla straordinaria ripresa dalla fine del conflitto (1945) e al contributo dato dal nuovo corso di laurea in Lingue e Letterature straniere nell’ultimo triennio.

Non era perciò un caso che, in presenza di una siffatta espansione, il ministero della Pubblica istruzione di continuo invitasse la nostra Università ad adeguare alle dimensioni raggiunte il suo corpo insegnante e, in ispecie, il numero dei professori di ruolo. L’ultima sferzante sollecitazione era stata inviata (con nota n. 00407. Div. I, poso 23 del Ministero della Pubblica Istruzione) il 16 gennaio 1950. Si chiedeva alla Bocconi di «coprire d’urgenza il terzo posto» della lista dei professori di ruolo. A questo punto, non si poteva più tardare nel convocare il Consiglio di Amministrazione.

Gli amministratori della Bocconi non potevano non tenere conto delle ripercussioni politiche, sociali ed economiche che, nel corso del tardo 1949 e dei primi dieci mesi del 1950, erano state provocate da diversi accadimenti che, invero, parevano contrastare quel «miracolo economico» italiano di cui si cominciava a parlare con sempre più accentuata convinzione. Non mi è dato, in questa sede, di dilungarmi su questa apparente dicotomia tra ciò che veniva detto o scritto sulla stampa e quanto si andava verificando sul piano politico, economico e sociale. Ricordo soltanto che, per una catena di fatti, si andarono moltiplicando le turbolenze nel mondo del lavoro, si manifestarono sempre più diffusi malesseri sociali che, inevitabilmente, posero vieppiù in crisi le strutture politiche, esaltarono le aspirazioni delle forze sindacali, sollecitarono l’ansia di rivincita d’una buona parte dell’opposizione di sinistra e, come sempre, vivificarono lo spirito battagliero delle classi giovanili. Sicché, anche in via Sarfatti, i malumori della popolazione studentesca diedero qualche preoccupazione. A vero dire, il sesto governo De Gasperi diede segni di una volontà riformistica, con la istituzione della Cassa per il Mezzogiorno (10 agosto 1950) e con la riforma fondiaria; parve trarre grande vantaggio e più fondate speranze dal dinamismo… petrolifero di Enrico Mattei, prepotentemente affacciatosi sulla scena economico-sociale del Paese, e ottenere più alta considerazione internazionale con l’assunzione della amministrazione fiduciaria della Somalia. Ma nonostante tutto, nonostante gli innegabili progressi dell’attività produttiva, nonostante un qualche miglioramento delle condizioni di vita delle classi popolari, un’indubbia insoddisfazione, un indubbio nervosismo rimanevano diffusi e se ne facevano interpreti le più giovani, le più esuberanti avanguardie studentesche.

Gli amministratori bocconiani si resero dunque conto della necessità di riunirsi per esaminare la situazione dell’Ateneo. La seduta fu fissata per il 27 ottobre 1950. Entrava nel Consiglio un nuovo membro, il dott. Raffaele Mattioli, un ex allievo dell’Università che sarebbe giunto ai vertici della Banca Commerciale. Con Antonio Greppi, Gaetano Marzotto e G.B. Migliori, Mattioli tuttavia non poté presenziare alla riunione, apertasi col rinnovo della carica di Rettore. Fu scelto ancora Demaria, molto lusingato e riconoscente.

Si affrontò subito l’urgente problema della chiamata d’un terzo ordinario (professore di ruolo). Il Rettore fu invitato a esporre i termini della questione che fu rapidamente risolta. Appurato anzitutto che il bilancio dell’Ateneo avrebbe senz’altro permesso di far fronte all’accresciuto carico finanziario per l’assunzione d’un nuovo professore di ruolo e tenuto conto che il Consiglio di facoltà si era unanimemente espresso per la chiamata del prof. Giordano Dell’Amore sulla cattedra di Tecnica bancaria, il Rettore propose, e il Consiglio d’Amministrazione diede immediato assenso, il trasferimento di Giordano Dell’Amore dall’Istituto universitario «Ca’ Foscari» di Venezia. Dell’Amore aveva già assicurato in precedenza la sua approvazione.

Il Consiglio di Amministrazione passò poi alla nomina dei professori incaricati, dei lettori e degli assistenti effettivi e volontari distribuiti nelle due facoltà bocconiane (ormai le due sezioni – di Lingue e di Economia – erano… abusivamente denominate «facoltà»). È, dunque, venuto il momento di presentare, nel prospetto che segue, il quadro dei molti docenti i quali, nella nostra casa bocconiana, durante il biennio 1950-1951 avevano ancor più armonizzato e rinvigorito, sul piano didattico e su quello scientifico, i vari rami del sapere economico-sociale e linguistico-letterario. Menzionati in ordine alfabetico e classificati, per ognuna delle due pseudofacoltà, nei loro specifici ruoli, con l’indicazione della materia insegnata, essi formavano una famiglia di cui la Bocconi poteva ben andare fiera. E così sentirsi preparata e pronta ad affrontare, come aveva incisivamente predicato Toynbee, le sfide della storia nel suo secondo cinquantennio, che stava ormai per nascere.

 

Prospetto 1

COMPOSIZIONE DEL CORPO DOCENTE DELL’UNIVERSITA BOCCONI (1950-1951)

Professori incaricati: facoltà di Economia e Commercio

Ago, Diritto internazionale; Boldrini, Demografia; Brambilla, Statistica 1° corso; Caprara, Tecnica commerciale; Colli, Tecnica professionale; Dell’Olio, Diritto finanziario; Dominedò, Matematica finanziaria; Franceschelli, Diritto privato e industriale; Granados, Lingua spagnola; Grassetti, Diritto del lavoro; Greco, Diritto commerciale; Hazon, Lingua inglese; Lenti, Statistica 2° corso; Lorusso, Tecnica comm. prodotti agricoli e Tecnica comm. internazionale; Masini, Ragioneria 2° corso; Pagani, Econ. e polit. agraria; Peyronel, Merceologia; Pivato, Tecnica industriale; Revel, Lingue francese e tedesca; Ricci Leo, Geografia economica; Ricci G., Matematica generale; Sapori, Storia economica; Scotto, Scienza delle finanze; Tosato, Diritto pubblico; Zappa, Ragioneria 1° corso.

Professori incaricati: facoltà di Lingue e Letterature straniere

Alfieri, Storia della filosofia; Amoretti, Tedesco; Banfi, Filosofia; Baridon, Francese; Castiglioni, Latino; Cazzaniga, Latino; Fubini, Italiano; Granados, Spagnolo; Hazon, Inglese; Neri, Francese; Pisani, Filologia germanica; Revel, Francese; Ricci Leo, Geografia; Valeri, Storia 2° e 3° corso; Viscardi, Filologia romanza; Zanco, Inglese e Russo.

Assistenti volontari: facoltà di Economia e Commercio

Arienti, Tecnica bancaria; Bagiotti, Istituzioni di economia; Bianchi, Diritto finanziario; Casari, Politica economica; Castigliano, Lingua inglese; Dagro, Diritto privato; Gelsomini, Statistica; Gerelli, Storia economica; Grillo, Tecnica bancaria; Gasparini, Economia; Lacci, Geografia economica; Levi E., Matematica finanziaria; Levi M., Scienza delle finanze; Mardessich, Statistica; Massacesi, Econ. e Pol. agraria; Ottolenghi, Diritto del lavoro; Padovano, Merceologia; Predetti, Matematica finanziaria; Rosso, Inglese; Sala, Statistica; Savoja, Ist. ricerche tecnico-commerciali; Ughi, Diritto industriale; Vajani, Statistica; Valsecchi, Diritto privato; Verzì, Statistica.

Assistenti volontari: facoltà di Lingue e Letterature straniere

Amendolito, Tedesco; Aureas, Francese; Balmas, Francese; Bellini, Spagnolo; Caliumi, Inglese; Giannessi, Italiano; Izzi, Francese; Lussi, Storia; Mingazzini, Inglese; Parazzoli, Storia; Stevani, Storia della filosofia; Villa A., Russo; Villa V., Tedesco; Gallardo, Italiano; Cremonesi, Filologia romanza.

Lettori: facoltà di Lingue e Letterature straniere

Bonfantini, Italiano; Cordiè, Italiano; Foà, Inglese; Rosenfeld, Tedesco; Meriggi, Tedesco.

Assistenti effettivi: facoltà di Economia e Commercio

Bonfioli, Tecnica commerciale; Frumento, Economia politica; Guatri, Ragioneria; Mignoli, Diritto commerciale e Istituto Sraffa; Rossi N., Ragioneria.

Assistenti effettivi: facoltà di Lingue e Letterature straniere

Gallardo, Italiano; Grilli, Latino.

 

Un ventaglio così ricco e compatto di validissimi pedagoghi e dotti uomini di scienza, affiancato da un apparato amministrativo preparato e laborioso (pur se, a detta di Palazzina, numericamente insufficiente a far fronte alle esigenze bocconiane), rappresentava indubbiamente la garanzia prima per il nostro Ateneo. Fin dalle origini ne aveva tratto ispirazioni e sostegni per spingersi su posizioni sempre più elevate e prestigiose e, ora, non nascondeva le proprie ambizioni di raggiungere vette ancor più suggestive, ancor più fascinose.

Non è il caso di sostare a lungo nel rievocare gli avvenimenti che contrassegnarono il 1951. Sul piano economico non si concretò l’atteso miracolo pronosticato parecchi mesi prima, come ho ricordato in precedenti pagine. Si procedette con cauto passo e sul versante sociale non si registrarono, tuttavia, inquietanti ripiegamenti.

Purtroppo, forti preoccupazioni e gravi perdite, anche umane, produsse la tremenda alluvione verificatasi nel Polesine durante il mese di novembre: l’immane sciagura toccò il suo acme il 4 del mese, quando si sarebbe dovuta celebrare la ricorrenza di un evento memorabile e radioso. Sotto il profilo politico, si manifestarono contrasti anche vibranti tra i diversi partiti, non tanto per la costituzione del PSDI, il partito socialdemocratico di cui avrebbe assunto la guida Giuseppe Saragat, quanto per i dissidi e le debolezze che sempre più intaccavano il prestigio e l’azione dei democratici cristiani. De Gasperi si vide obbligato a dar vita, con l’appoggio dei repubblicani, al suo settimo governo: la crisi fu aperta il 16 luglio e costrinse il presidente del Consiglio a diversi riaggiustamenti ministeriali per consolidare il governo. Nell’autunno il ministro Vanoni, assai legato a Mattei, riuscì a condurre in porto, a un tempo osannata e osteggiata, la riforma fiscale che ne prese il nome. Si può ben comprendere come questi eventi abbiano avuto risonanza e contrastanti reazioni anche nell’àmbito bocconiano e, per alcune immaginabili ripercussioni, concorsero a promuovere una riunione degli amministratori nella sala del Consiglio.

Penso che sia opportuno rammentare i nomi dei 17 componenti del Consiglio tenutosi il 14 gennaio 1952. Lo presiedeva Donna Javotte Bocconi Manca di Villahermosa, affiancata dal consigliere delegato F. Cicogna, dal Rettore G. Demaria, e dai consiglieri V. Ferrari, sindaco di Milano, A. Croccolo, B. Donzelli, C. Faina, G. Foligno, A. Gallinoni, P. Greco, A. Martegani, G. Palazzina, direttore amministrativo della Bocconi fungente da segretario. Erano assenti, ma giustificati, i consiglieri G. Del Vecchio, G. Marzotto, G. Falck, on. G. Migliori e R. Mattioli.

Proposto e approvato il rinnovo dell’incarico di Rettore a Giovanni Demaria, manifestato il compiacimento per la presenza del sindaco Ferrari, «che fa fede del suo interessamento per questa nostra libera Università», i lavori del Consiglio proseguirono con il conferimento degli incarichi d’insegnamento per l’a.a. 1951-52. Già nel precedente anno si era dovuto sospendere l’insegnamento, agli studenti del 3° e 4° anno, di Politica economica e finanziaria per la morte del prof. Federici. Si provvide, pertanto, ad assegnare al prof. Valentino Dominedò, docente di Matematica finanziaria (1° corso), l’insegnamento già affidato a Federici, nominando incaricato di Matematica finanziaria, in luogo di Dominedò, il prof. Eugenio Levi. In considerazione delle sempre più precarie condizioni di salute del prof. Zappa, si propose che l’insegnamento di Ragioneria (1° corso) fosse assunto dal prof. Napoleone Rossi. Per quanto concerneva i corsi complementari, su proposta del Rettore si confermarono quelli di Diritto industriale e Diritto internazionale, di Tecnica del commercio internazionale e Tecnica del commercio dei prodotti agricoli. Circa il corso di Demografia, lo scarso numero dei frequentatori ne consigliava lo svolgimento ad anni alterni. Fu altresì approvato il suggerimento di Demaria di accettare il finanziamento, da parte della Società Adriatica di Sicurtà, di corsi liberi di Economia e Finanza delle imprese assicuratrici da affidare alla direzione del prof. Dominedò. Furono anche approvati i rinnovi dei corsi liberi di Tecnica della Borsa (prof. Ginella), di Letterature comparate (Porta) e di Estetica (Anceschi). Si confermarono altresì i lettori, assistenti effettivi e volontari che l’anno precedente avevano prestato la loro opera.

Accalorate furono le discussioni intorno al tema introdotto dal dott. Croccolo: «Il 50° dell’Università», che cadeva, come è noto, nel 1952, e che già aveva indotto l’Associazione dei laureati bocconiani, pilotata, come già si è detto, dall’infaticabile ed entusiasta consigliere, a proporre di organizzare alcune manifestazioni (ad esempio, subito contribuire con un milione allo scambio di due laureati con università straniere). Croccolo riteneva opportuno che si provvedesse a «pubblicare una sorta di Storia della Università […] illustrandone lo svolgimento e i successivi ampliamenti». Appoggiato da Cicogna, Croccolo reputava che si sarebbero dovute illustrare le figure più rappresentative con riguardo sia al corpo insegnante, sia ai fondatori, sia agli amministratori che vi si erano avvicendati, sia ai maggiori scienziati che vi avevano dato il proprio contributo (Luigi Einaudi, ad esempio). A nome di tutti i consiglieri, concordemente associatisi, il dott. Faina si augurava che all’iniziativa fosse preposto il Rettore. La cerimonia avrebbe dovuto avere una particolare solennità alla presenza del presidente della Repubblica. E perché la ricorrenza fosse «degnamente e durevolmente ricordata […] si procedesse alla stampa di qualche opera che gli studiosi da tempo invocavano, […] come ad esempio i Saggi del Pareto». Ma su questo punto non v’era che da affidarsi al Rettore, Giovanni Demaria: nessuno meglio di lui avrebbe potuto condurre in porto l’auspicato progetto.

Il compiacimento del Consiglio di Amministrazione fu, tuttavia, attenuato dalla discussione che si svolse, immediatamente dopo, circa l’applicazione della legge Ermini da poco votata in Parlamento. La questione che maggiormente preoccupava il Consiglio non era tanto la nuova norma, che si risolveva in un aggravio per il bilancio dell’Università (devoluzione allo Stato del 15% di tutte le tasse e del contributo integrativo, oltre all’accrescimento, dal 10% a un terzo, del contributo pagato dallo Stato all’Ateneo e da questo versato all’Opera Universitaria), quanto l’aumento da 600 a 5.000 lire della soprattassa d’esami e i «criteri di ripartizione del fondo destinato a propine d’esame fra i professori di ruolo», criteri che sarebbero risultati in contraddizione con lo spirito dello statuto dell’Università. A tal proposito Cicogna e Croccolo avevano avuto col prof. Demaria un colloquio per giungere a un accordo sulla liquidazione di quanto Demaria vantava per diritti acquisiti in passato. Ma la questione si riproponeva «in termini più gravi poiché sembra[va] che l’applicazione della legge Ermini […] [avrebbe portato] alla conseguenza che la somma da ripartire fra i Professori di ruolo [ora divenuti tre, corsivo mio] [avrebbe] supera[to] la misura dello stipendio che lo Stato ad essi attribui[va]». Su proposta dello stesso Rettore il Consiglio approvò la nomina di una commissione (Greco, Corridori e Corti) per meglio studiare l’applicazione della legge Ermini, opportunamente ritoccando lo statuto bocconiano, e stabilire l’entità di una somma da accantonare per far fronte alla liquidazione da versare a chi ne aveva diritto.

Dopo aver presentato e commentato i risultati di bilancio al 31 ottobre 1951, il dott. Cicogna comunicò che stava prendendo accordi con i professori Gino Luzzatto, La Volpe e Gini per organizzare cicli di conferenze-lezioni presso l’Istituto di Economia «Ettore Bocconi». Ricordò ancora che le condizioni del prof. Zappa, aggravatesi, non consentivano più al valoroso docente di viaggiare. Ma, per i grandi meriti acquisiti, si augurava che per almeno un anno gli fosse ancora affidata la direzione dell’Istituto di Ricerche tecnico-commerciali: il Maestro avrebbe potuto essere aiutato dai suoi validi collaboratori ed ex allievi. Naturalmente la proposta fu subito approvata. Così come si fu subito d’accordo nell’affidare a Cicogna e a Croccolo il compito di discutere con il dottor Jori, assessore al demanio, «in merito al deliberato riscatto della proprietà della Sede attuale della nostra Università». Le trattative sarebbero continuate anche col sindaco, il quale si era già dichiarato disposto a interessarsene. E il prof. Greco raccomandò che non si dimenticasse di insistere presso il Comune, perché fosse prolungata fino all’Università una linea automobilistica o filoviaria.

E intanto ci si era sempre più inoltrati nel nuovo anno, il 1952, durante il quale, nel complesso, non si annotarono nei vari comparti della storia del Paese turbamenti sconvolgenti e preoccupanti.

La preparazione e l’esito delle elezioni amministrative del 27 maggio impegnarono a fondo le forze politiche e videro muoversi in primo piano le schiere cattoliche di varia connotazione (la Santa Sede, guidata da un agguerrito Pio XII, non mancò di scendere decisamente in campo) e lo stanco De Gasperi si rese conto che, all’orizzonte, si stavano profilando, minacciose, le forze della destra. Sarebbero occorsi decisi interventi anche sui piani parlamentare ed elettorale per far fronte al pericolo. E giusto sul finire dell’anno si accesero nelle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama durissimi dibattiti, che si estesero in tutto il Paese determinando un’atmosfera arroventata e pericolosa in cui si trovarono implicate, in prima linea, anche le leve studentesche.

Concorsero pure questi accadimenti a indurre il Consiglio amministrativo a convocarsi (era il 26 ottobre 1952). Si sarebbe affrontato e discusso un nutrito ordine del giorno[1].

La nomina delle cariche elettive, secondo i dettami dell’art. 4 dello statuto, non creò problemi. All’ufficio di presidenza furono riconfermati oltre al presidente (Donna Javotte Bocconi), il vicepresidente, rappresentante del ministero della P.I. (sen. Casati), il consigliere delegato (Cicogna), il segretario (Palazzina). Posto che il Comitato esecutivo doveva essere composto di cinque membri, in attesa di segnalare il quarto (il nominando Rettore), si rinnovò l’incarico per il quinto posto al consigliere dott. Croccolo. I problemi si posero quando si dovette procedere alla nomina del Rettore. Il dott. Cicogna puntualizzò lo stato dei rapporti con il prof. Demaria, divenuti nei mesi precedenti sempre meno cordiali, per via delle competenze arretrate (propine in primo piano) che il professore reclamava, lasciando capire che, caparbiamente, egli non avrebbe mutato rotta. Le tensioni fra il Rettore e il Consiglio d’Amministrazione erano giunte a tale livello che, di comune accordo, si decise che solo un nuovo Rettore avrebbe potuto risolvere il conflitto. E, anche sulla base di sondaggi compiuti in precedenza, si trovò rapidamente un accordo: si fece cadere la scelta sul prof. Armando Sapori «che da oltre un ventennio teneva con grande decoro, presso la Bocconi, la cattedra di Storia economica»[2]. (Sapori era stato chiamato alla Bocconi all’inizio del 1932.)

Precisate con maggior chiarezza le prerogative e le funzioni dei membri elettivi e del segretario previste agli artt. 3, 4 e 5 dello statuto, si procedette al solito conferimento degli incarichi d’insegnamento e di qualche direzione di istituto. Pochissime furono le varianti e le innovazioni. Ricordo solo le due più importanti: Giordano Dell’Amore prese il posto di Gino Zappa nella direzione dell’Istituto di Ricerche tecnico-economiche e di Ragioneria; per la prima volta in una università italiana si introdusse, come corso libero, l’insegnamento della Tecnica delle ricerche di mercato, da affidare a Guglielmo Tagliacarne, bocconiano, professore all’Università di Macerata e, contemporaneamente, segretario generale dell’Unione delle Camere di commercio italiane.

Risolta rapidamente la questione degli incarichi, i consiglieri dedicarono, invece, maggior tempo e attenzione alla minuziosa esposizione compiuta dal dott. Cicogna in merito al riscatto della proprietà immobiliare dell’Università e al connesso acquisto di un terreno adiacente alla sede dell’Ateneo. Cicogna e Croccolo furono autorizzati a intervenire, col più ampio mandato, come legali rappresentanti dell’Università, per giungere alla definitiva stipulazione di tutti gli atti necessari.

Per celebrare nel modo più degno il cinquantenario dell’Università si stabilì di differire la data della cerimonia nel successivo dicembre, non potendo il presidente della Repubblica Luigi Einaudi assicurare la sua presenza in data anteriore; e si decise infine di affidare la stesura di una storia dell’Università al prof. Tullio Bagiotti. Demaria si assunse invece il compito di curare una raccolta di scritti di Vilfredo Pareto. Croccolo, dal canto suo, propose che l’Associazione dei laureati bocconiani (ALUB) curasse la seconda edizione dell’«Annuario» ed espresse la speranza che, in occasione della celebrazione del «Cinquantenario», si predisponesse «una manifestazione d’omaggio al dott. Palazzina per testimoniargli la gratitudine e l’affetto di tutti i laureati per l’opera che egli da oltre 45 anni svolge a favore dell’Università e dei laureati stessi».

Prima di sciogliersi il Consiglio demandò a una commissione formata da Cicogna, Faina e Cardarelli «l’incarico di provvedere allo studio d’un progetto tecnico, e relativo preventivo, per la costruzione di un primo lotto di circa 100/120 camere per la Casa dello Studente», che avrebbe dovuto sorgere sul nuovo terreno acquistato dal Comune. Occorreva tenere conto, nello stendere il progetto tecnico-finanziario, dei futuri sviluppi dell’Ateneo. Il Consiglio era dell’avviso, inoltre, che la Casa dello Studente dovesse avere una gestione autonoma.

E si giunse così alla primavera del 1953. Le due facoltà bocconiane erano impegnate con lucido fervore a svolgere la loro intensa attività. Con l’arrivo della primavera sembrava quasi che Sandro Botticelli fosse tornato a ridare più vividi colori ai suoi fiori sparsi sulle setate vesti delle Grazie. Pareva che levitasse un delicato e corroborante profumo nell’aria tepida e tersa. Forse anche per siffatte sorridenti circostanze ambientali gli amministratori della Bocconi (dimenticando le preoccupazioni che la situazione politica ingenerava) reputarono opportuno che, stanti il numero e l’importanza dei provvedimenti da discutere e da applicare, si predisponesse una seduta del Consiglio, che venne convocato il 23 aprile.

La situazione socio-economica nel Paese era, nel complesso, soddisfacente; non così la situazione politica. Erano stati ben assorbiti i contraccolpi della inattesa scomparsa di Stalin il 13 marzo 1953. Ma non si erano del tutto placate le reazioni provocate dalla approvazione della cosiddetta «legge-truffa» che, dopo lunghi e tumultuosi dibattiti alla Camera e al Senato, avevano costretto De Gasperi a porre la «questione di fiducia», votata e approvata il 21 gennaio. Si indirono, allora, le inevitabili elezioni, stabilite per il venturo 7 giugno. I risultati segnarono una pesante sconfitta per la Democrazia cristiana e i suoi alleati e un notevole successo per i comunisti, i monarchici e una grossa fetta della destra. De Gasperi tentò di superare l’impasse componendo un governo monocolore democristiano, ma le votazioni alla Camera, per una ventina di voti, ne sanzionarono la sconfitta (si era al 26 luglio, e l’ottavo governo De Gasperi non poté nascere). A Einaudi non rimase che affidare la guida del governo all’on. Giuseppe Pella, il 15 agosto.

Non mi addentro nelle complicate vicende provocate dai sempre più incattiviti rapporti tra l’Italia e la Jugoslavia, per via della assegnazione delle Zone A e B. Sarebbero occorsi ancora parecchi mesi prima che l’Italia esultasse. Per ora, come ho già anticipato, gli amministratori della Bocconi dovevano rinviare i moti di gioia e limitarsi a meditare, il 23 aprile, su quanto dettava un denso ordine del giorno.

Si doveva procedere, in primis, a coprire i due vuoti che gli scranni del Consiglio presentavano. Si era allontanato per sempre il sen. Donzelli e la pur breve commemorazione che di lui fu fatta valse a rinnovare la commozione dei colleghi, non dimentichi dei tanti meriti che, come consigliere rappresentante della Camera di commercio milanese, egli aveva acquisiti. Il secondo vuoto era stato creato dalle dimissioni dell’ing. Giovanni Falck, troppo preso dai suoi impegni professionali e, quindi, costretto a lasciare la carica di consigliere bocconiano. A coprire i due posti divenuti vacanti il Consiglio provvide a chiamare i dott. Bontadini e Cardarelli, ambedue rappresentanti della Camera di commercio ambrosiana. Il dott. Cicogna, a nome di tutti i membri del Consiglio, rivolse poi un caldo benvenuto al prof. Armando Sapori, il nuovo Rettore, che per la prima volta interveniva a una seduta del Consiglio amministrativo.

Ma la riunione doveva abbandonare il tono amicale e patetico per inoltrarsi sull’arido sentiero dell’analisi delle disposizioni emanate dal ministero (già raccolte in un decreto presidenziale e pubblicate sulla «Gazzetta Ufficiale»), in merito a una questione che avrebbe sollevato critiche e malumori: la ripartizione delle soprattasse d’esame fra i membri del corpo docente nelle università e negli istituti di istruzione superiore.

Cicogna, d’accordo con il dott. Croccolo, avrebbe riproposto una ridefinizione dell’art. 7 dello statuto per fare in modo che ai professori di ruolo del nostro Ateneo si pervenisse a stabilire un trattamento economico pari a quello goduto dai docenti di ruolo negli altri «Istituti di economia dello Stato [sic[3]. Furono attentamente prese in considerazione le situazioni delle varie categorie di insegnanti che prestavano la loro opera alla Bocconi (professori ordinari, incaricati, lettori, assistenti effettivi e volontari) e le discussioni occuparono non poco tempo. E sembrò che l’intervento finale del prof. Greco giungesse come una liberazione. Fra il consenso unanime dei colleghi, Greco dichiarò che le proposte di Cicogna e Croccolo «risolvevano nel modo più equo e generoso il problema dell’applicazione del decreto presidenziale dello dicembre 1952 n. 1512». Il Consiglio all’unanimità deliberò di accogliere le proposte stesse, delegando al Comitato esecutivo l’incarico di provvedere a tutte le modalità per la loro pratica applicazione, autorizzando nel contempo il Comitato ad apportarvi eventuali modifiche integrative, ove se ne palesasse la necessità.

Chiuso, per il momento, il problema della ripartizione delle soprattasse, Cicogna e Croccolo passarono alla questione del riscatto del terreno occupato dall’Università e a quella dell’acquisto di un appezzamento comunale adiacente di circa 5.100 mq, operazioni per le quali si erano intavolate trattative con il Comune e già si era richiesta la prescritta autorizzazione al ministero della P.I. Nel frattempo non si era mancato di indurre gli organi competenti ad accelerare le pratiche per dar inizio ai lavori della costruenda Casa dello Studente nella quale si sarebbero dovute trasferire anche la mensa e la palestra. L’arch. Muzio, per il momento, avrebbe approntato 100 camere (50 per maschi e 50 per femmine). Nel contempo l’ing. Mariani avrebbe steso un preventivo per urgenti opere da eseguire nella nuova sede, opere che avrebbero richiesto una spesa aggirantesi sui 20-22 milioni. Il Consiglio, compiacendosi, approvò le iniziative prese dal duo Cicogna-Croccolo, e altresì il bilancio 1951-52 dell’Opera Universitaria.

Il Rettore, prof. Sapori, aveva già reso noto al Consiglio, in una precedente occasione, che si era giunti a perfezionare l’acquisto della maggior parte di un uno straordinario fondo archivistico fiorentino, che sarebbe andato inevitabilmente disperso qualora la Bocconi non fosse prontamente intervenuta. Egli tornò a esaltare l’eccezionale valore delle ritrovate memorie, meritevoli di essere globalmente assicurate al patrimonio scientifico, e a perorarne l’immediata, completa acquisizione. Sapori ribadì che la documentazione, distribuita nell’arco di oltre quattro secoli, dal 1400 al 1800, era composta da un migliaio di volumi, registri ecc. e da oltre 100.000 lettere concernenti affari mercantili, bancari e conduzioni agricole di facoltose famiglie per lo più imparentate tra loro (Saminiati, Pazzi, Strozzi ecc.). Se non si fosse provveduto a completarne l’acquisto si sarebbe corso il rischio di vedere avviate al macero le ingiallite carte; sarebbe stata una somma jattura, attesa la straordinaria rilevanza delle informazioni che esse fornivano. Un piccolo numero di documenti del 1600-1700 era già stato ceduto alla Fondazione Horne di Firenze. Sapori aveva «creduto doveroso» continuare le trattative per l’acquisto di tutto il fondo archivistico «per il quale inizialmente erano state richieste L. 600.000, che avrebbero potuto, però, essere ridotte a L. 400.000 (spese di trasporto a parte)». In cuor suo il Rettore si augurava che un siffatto gioiello culturale potesse approdare alla Bocconi. Il Consiglio non ebbe indugi: approvò pienamente l’iniziativa saporiana e, naturalmente, l’acquisto della residua parte del fondo. Fu un gran giorno per la cultura milanese, per la cultura italiana, per la cultura «sic et simpliciter». Non ho dimenticato la gioiosa commozione del Rettore storico e le felicitazioni di Furio Cicogna.

Mentre la situazione politica, sul piano internazionale, continuava a essere contrassegnata dalle tensioni con la Jugoslavia, per la definitiva sistemazione degli status delle Zone A e B nell’area lato sensu triestina, e mentre si preparava il triste epilogo dell’era degasperiana, e l’avvento ai vertici delle forze governative dell’on. Giuseppe Pella, il Consiglio d’Amministrazione bocconiano, dopo sette mesi, si preparava a riconvocarsi. La riunione avrebbe avuto luogo il 23 novembre (1953). Nessuna variazione era intervenuta nel numero dei consiglieri: il consesso risultava sempre formato da venti membri, sette dei quali giustificarono la loro assenza.

Ho già anticipato qualche richiamo alle condizioni generali del Paese, in particolare modo indugiando sull’evoluzione politica. Sicché m’affretto a rientrare nell’operosa casa bocconiana, ove i lavori si erano aperti con la consueta conferma del Rettore. Armando Sapori fu rieletto, su proposta del presidente Donna Javotte Bocconi, e tanto più acclamato per il recente conferimento del premio nazionale dell’Accademia dei Lincei per la classe di Scienze morali, storiche e filologiche, istituito da Luigi Einaudi.

I professori di materie fondamentali furono tutti confermati a eccezione di Remo Franceschelli, impossibilitato a continuare l’insegnamento di due materie. Fu pertanto richiamato sulla cattedra di Istituzioni di diritto privato Mario Rotondi che già in passato «aveva tenuto con grande decoro la stessa cattedra». A Rotondi fu altresì conferita la direzione e riorganizzazione dell’Istituto di Diritto comparato intitolato al nome dell’indimenticabile Angelo Sraffa. Per il funzionamento di questo rinnovato Istituto il Consiglio approvò lo stanziamento di L. 4 milioni. Ai corsi liberi già tenuti nel precedente anno se ne aggiunse un altro sulla cooperazione affidato al prof. Tamagnini.

Cicogna produsse una precisa relazione sullo stato patrimoniale e finanziario dell’Università e Croccolo, con la solita meticolosità, espose «i criteri […] seguiti per la contabilizzazione del riscatto della sede universitaria dal Comune, facendo presente come, iscrivendo tale partita in bilancio per la somma netta di L. 250 milioni riferita al 1° novembre 1952, sarebbe stato possibile ricostituire in L. 300 milioni il fondo di dotazione dell’Università [portandolo] cioè a 250 volte la dotazione iniziale che, fra stabili e titoli di Stato, era stata di L. 1.200.000».

Indugiò poi a lungo, Cicogna, nell’illustrare il progetto dell’arch. Muzio, delegato con riguardo alla costruenda Casa dello Studente. La capacità totale dell’edificio, che sarebbe entrato in funzione coll’inizio dell’anno accademico 1958-59, prevedeva 356 camere, oltre alle parti comuni. Complessivamente i due corpi del pensionato avrebbero raggiunto i 37.000 metri cubi: 30.000 per le camere e relativi servizi, 7.000 per la mensa. La spesa presunta era di L. 500 milioni, coperta considerando anche «le normali appostazioni in bilancio di spese differite» per un importo di L. 400 milioni. «Pertanto per l’esecuzione dell’opera completa mancherebbero L. 100 milioni per i quali si ritiene di poter facilmente raggiungere un accordo per un mutuo ventennale da parte della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde». Lunga, vivace e dettagliata fu la discussione apertasi sulla accurata, minuziosa relazione di Cicogna: vi parteciparono tutti i membri del Consiglio i quali, compiacendosi vivamente, la approvarono.

Seguì un minuzioso rapporto del dott. Croccolo su questioni pur importanti ma di ordinaria amministrazione. Accolte e approvate le precisazioni di Croccolo, il Consiglio stabilì che l’inaugurazione dell’anno accademico 1953-54 avvenisse la domenica 13 dicembre: alla relazione del Rettore avrebbe fatto seguito la prolusione del prof. Aldo Pagani sul tema «La riforma fondiaria». E su questa deliberazione la seduta si sciolse.

I mesi successivi non presentarono problemi tali da rendere necessaria una convocazione del Consiglio. Perdurarono sul finire del 1953 difficoltà di un certo rilievo nella Democrazia cristiana e in altre forze politiche, cosicché la situazione politica non riuscì a ritrovare l’agognata distensione. Il governo presieduto fin dal 15 agosto 1953, come si ricorderà, da Giuseppe Pella si era bravamente difeso nel duro braccio di ferro con la Jugoslavia di Tito. Ma non riuscì a impedire che le sue sorti andassero lentamente erodendosi e che più aggiornate e intraprendenti liaisons portassero in primo piano più dinamici operatori politici che, guidati dal «cavallo di razza», come sarebbe stato poi definito, Amintore Fanfani, attingessero le leve del potere e giungessero a costituire un governo. Il quale purtroppo si trovò invischiato in una vicenda, in uno scandalo, che ebbe larga eco nel Paese. Convulse furono le reazioni politiche (le conseguenze giudiziarie si protrassero per mesi, per anni, anzi) e, come si poteva immaginare, concorsero a portare al disfacimento della compagine ministeriale. Il 1954, pertanto, si aprì nel segno di un grave smarrimento politico che sarebbe durato a lungo. Fu il ministro Scelba a prendere in mano (una mano durissima) la situazione: il 10 febbraio avrebbe costituito un governo di coalizione (DC, PSDI e PLI). Non furono facili i mesi che seguirono: tanto più che il 19 agosto si registrò la scomparsa di Alcide De Gasperi, la quale suscitò in tutta la Penisola una inaspettata, generale, commossa partecipazione popolare. Una bella notizia arrivava, finalmente, il 26 ottobre: Trieste era stata ceduta dagli Alleati all’amministrazione italiana. Molti ricorderanno la gioiosa commozione che serpeggiò nel Paese tutto quando si seppe o si vide che i soldati italiani entravano in Trieste e quando fu acclamato il presidente della Repubblica Luigi Einaudi il quale qualche giorno dopo, il 4 novembre, volle celebrare proprio a Trieste la ricorrenza che più stava a cuore agli italiani tutti.

E cadde proprio il 26 ottobre 1954 la riunione di Consiglio degli amministratori bocconiani. Purtroppo mancava all’appello il consigliere prof. Angelo Gallinoni che fu ricordato con commosse parole dal dott. Cicogna[4].

Rieletto alla carica di Rettore, il prof. Sapori, tenendo conto del parere espresso dal Consiglio di facoltà di Lingue e Letterature straniere, propose che fosse chiamato sulla cattedra di Lingua e Letteratura inglese per trasferimento dall’Università di Torino il prof. Aurelio Zanco, che da anni già insegnava presso la nostra Università, su incarico, Lingua e Letteratura inglese e, come materia complementare, Lingua e Letteratura russa. Il Consiglio approvò.

Sempre dal Rettore, e sempre su indicazione del Consiglio di facoltà, furono proposti incarichi e nomine. La rinuncia per ragioni personali del prof. Piero Meriggi all’insegnamento di Lingua e Letteratura tedesca avrebbe comportato un diverso ordinamento del corso già predisposto dal prof. Amoretti. Il prof. Valentino Dominedò, per ragioni di salute, doveva ridurre il suo lavoro: avrebbe conservato solo l’incarico di Politica economica e finanziaria, lasciando al prof. Eugenio Levi, che già teneva quello di Matematica finanziaria (1° corso), anche il 2° corso. Considerata l’opportunità di ripristinare il corso complementare di Diritto internazionale, il prof. Roberto Ago (aiutato dal prof. Ziccardi) sarebbe stato designato per l’incarico. Le proposte del Rettore furono tutte approvate. Parimenti fu accolta la proposta del prof. Rotondi, direttore dell’Istituto Sraffa, di sostituire l’assistente dott. Raffaele Nobili, negli Stati Uniti avendo vinto una borsa di perfezionamento, con il dott. Guido Rossi (anch’egli già beneficiario di una borsa di studio in America), con funzioni di segretario e assistente.

Dovendosi procedere alla nomina del direttore del «Giornale degli Economisti», al momento affidato al prof. Demaria, tornò a galla la questione dei difficili rapporti fra il suddetto professore e l’Università.

All’unanimità si approvò il bilancio consuntivo dell’Ateneo al 31 ottobre 1953, e una volta di più tutti i membri del Consiglio espressero il loro ammirato compiacimento per il lucido commento delle poste di bilancio compiuto, come sempre, dal dott. Croccolo.

Fu seguita con molta attenzione l’accurata relazione di Cicogna sullo stato di avanzamento dei lavori affidati all’arch. Muzio e alla ditta Tamburini (opere murarie)[5]. Impreviste «difficoltà incontrate nella escavazione del suolo»[6] allungarono di circa due mesi il primitivo piano dei lavori, tanto che si prevedeva di giungere alla copertura del tetto non prima del gennaio 1955. Se si fosse riusciti ad accelerare il ritmo dei lavori non era da escludersi, tuttavia, che il pensionato avrebbe potuto entrare in funzione all’inizio dell’anno accademico 1955-56. Cicogna era dell’opinione che il preventivo di spesa, arredamento compreso, si sarebbe aggirato sui 600 milioni di lire, di cui 500 ripartiti nel 1954 e 1955 e un centinaio nel 1956. Il che avrebbe comportato il ricorso al credito per 100-150 milioni. Con la Cassa di Risparmio delle PP. LL. si erano già quasi completate le trattative per un mutuo fondiario di 100 milioni. A detta del consigliere delegato, per fronteggiare i futuri, auspicabili sviluppi della Casa dello Studente il Consiglio avrebbe dovuto autorizzare l’apertura di trattative con l’amministrazione comunale di Milano, al fine di assicurarsi un’area di proprietà del Comune e attigua al pensionato. Da parte del Consiglio non si sollevò alcuna eccezione alle proposte di Cicogna che vennero, dunque, accettate.

Non mette conto di rammentare una serie di provvedimenti e di pratiche varie, ma di minore importanza, presi in considerazione e discussi dal Consiglio di Amministrazione nel corso della seduta. Basti far cenno a qualcuno di codesti «temi minori» allora posti sul tappeto.

Si volle prendere in esame la costituzione, concordata con il Touring Club Italiano, di un Istituto superiore di Geografia, atteso lo scarso numero di cultori di siffatta pur importante disciplina. Fu considerata l’opportunità di organizzare presso la nostra Università un corso di specializzazione per la formazione di dirigenti industriali sotto gli auspici dell’Istituto superiore per la Direzione aziendale di Roma in accordo con l’Associazione italiana dirigenti di azienda, sezione di Milano: il corso avrebbe dovuto essere impostato con criteri diversi da quelli a cui si ispirava l’IPSOA. Mette conto di sottolineare la rilevanza di codesto corso per la formazione di dirigenti industriali, giacché esso sarebbe stato la genesi della Scuola di Direzione Aziendale, oggi architrave portante del nostro Ateneo. I componenti del Consiglio di Amministrazione si rallegrarono per «tali iniziative tendenti ad accrescere sempre più il prestigio della nostra Università» e conferirono al Comitato esecutivo il compito di concretare le proposte iniziative. Così come ascoltarono con attenzione e interesse la relazione del dott. Croccolo in merito alla riorganizzazione dei sistemi di conferimento delle ormai numerose borse di studio a disposizione.

Il Rettore reputò che convenisse intervenire presso il ministero della P.I. perché non approvasse l’apertura di una facoltà di Lingue e Letterature straniere in seno alla facoltà di Lettere dell’Università di Milano, considerando tra l’altro che andavano «ogni giorno sempre più affermandosi la vitalità ed il prestigio» dei corsi di Lingue e Letterature straniere bocconiani, senza dire della presenza della facoltà di Magistero all’Università Cattolica. È appena il caso di aggiungere che tutti i consiglieri accolsero con piena soddisfazione l’iniziativa del prof. Sapori.

La seduta si concluse con una proposta avanzata dal dott. Cicogna: al prof. Zappa, da poco uscito dall’insegnamento per raggiunti limiti d’età, si sarebbe dovuta riservare «alla Bocconi la testata della collana dell’Istituto di ricerche tecnico-commerciali da lui fondata e […] nominarlo Presidente onorario dell’Istituto di Economia aziendale della Bocconi». Il suggerimento di Cicogna incontrò l’unanime approvazione del Consiglio. Il quale fu altresì informato dal Rettore che l’inaugurazione dell’anno accademico avrebbe potuto essere rinviata a dicembre per dare modo al prof. Amoretti di completare nel modo più soddisfacente la sua prolusione sul tema «Esperienza politica del Goethe».

In calce al verbale della seduta fu allegato il quadro dei professori, lettori, assistenti che avevano prestato la loro opera nell’a.a. 1954-55. In nota[7] ne riporto i cognomi e i rispettivi insegnamenti. Sarà interessante il raffronto con la consistenza del corpo docente bocconiano che ho più addietro pubblicata.

Nel corso degli ultimi mesi del ’54 e nel primo bimestre del ’55 il Paese, sul piano dell’evoluzione politica ed economica, conobbe un periodo che, tutto considerato, non si poteva giudicare insoddisfacente. Di riflesso la vita bocconiana non fu turbata da eventi destabilizzanti che inducessero a immediati interventi in sede pedagogica e amministrativa. Solo a febbraio inoltrato il Consiglio d’Amministrazione ritenne opportuno riconvocarsi per fare il punto della situazione. Si era al 18 del mese.

Non partecipò alla seduta il consigliere sen. Alessandro Casati che, anche in veste di vicepresidente e di rappresentante del ministero della Pubblica istruzione, aveva dato, per molti anni, il suo prezioso, solerte contributo. Il dott. Cicogna informò subito il Consiglio che l’assenza del sen. Casati era causata dalla rinuncia all’incarico, per via del peggioramento delle sue condizioni di salute: si augurava fervidamente, a nome di tutti, una sua rapida guarigione. Presente in seno al Consiglio bocconiano figurava l’on. dott. Giuseppe Pella, che il ministero aveva designato come suo nuovo rappresentante. Pella ringraziò per la calda accoglienza tributatagli e si dichiarò lieto di «portare un contributo all’attività della libera Università Bocconi che ha acquistato nei cinquanta anni di sua vita un posto di grande rilievo fra gli Istituti di alta cultura nel nostro Paese».

Su proposta del presidente, Donna Javotte, nel rispetto della tradizione, l’on. Pella fu acclamato vicepresidente del Consiglio ed entrò, quindi, per norma statutaria a far parte del Comitato esecutivo, che risultò dunque costituito da Donna Javotte Bocconi, Pella, Sapori, Cicogna, e Croccolo come consigliere aggiunto. Come direttore della segreteria, segretario del Consiglio e del Comitato fu riconfermato, ovviamente, il dott. Palazzina.

Il dott. Cicogna portò a conoscenza dei colleghi che la Cassa di Risparmio delle PP. LL. aveva nominato quale suo rappresentante nel Consiglio d’Amministrazione il prof. Giordano Dell’Amore, il quale fu vivamente felicitato da tutti i presenti. Il Consiglio, pertanto, «risultava completamente ricostituito per il quadriennio novembre 1954-ottobre 1958».

A Croccolo, more solito, spettò il compito di illustrare analiticamente, e con molti ragguagli, di cui gli furono molto grati tutti i colleghi, la situazione patrimoniale e il conto rendite e spese che, rispettivamente, chiusero con totale, all’attivo e al passivo, di oltre L. 783 milioni e di oltre L. 184 milioni. Il fondo di riserva era stato aumentato di L. 15 milioni. Nel dare la sua approvazione il Consiglio manifestò il suo compiacimento per i risultati ottenuti. Al pari di quelli conseguiti nell’amministrazione dell’Opera Universitaria: consuntivi per il 1953-54 e preventivi per il 1954-55.

Cicogna fu lieto di comunicare che il Corso di specializzazione per la formazione dei quadri direttivi aziendali, da poco iniziatosi sotto la direzione del prof. Dell’Amore, aveva già dato ottimi risultati, nonostante la prevenzione degli ambienti industriali verso il moltiplicarsi delle iniziative, tanto che per far fronte alle numerose domande d’iscrizione si era creduto opportuno elevare da 120 a 160 il numero degli iscritti. Larga era la partecipazione di laureati provenienti da facoltà non economiche: dei 160 iscritti 66 provenivano da Ingegneria, Chimica e Giurisprudenza. Consistenti erano già i contributi di ditte e privati, tanto che si poteva pensare che il corso si sarebbe quasi per intero autofinanziato, senza quindi dover ricorrere all’aiuto dell’Istituto superiore per la Direzione aziendale di Roma, sotto i cui auspici l’iniziativa era stata promossa. Cicogna, rispondendo a una domanda di Faina, si disse convinto che il corso organizzato dalla Bocconi era «destinato a prevalere su tutte le consimili iniziative le quali si esauriranno in un periodo relativamente breve». Mutata la denominazione in «Corso di specializzazione per la formazione di quadri direttivi d’azienda», esso si sarebbe giovato di un comitato direttivo con la partecipazione di rappresentanti delle maggiori aziende che avrebbero dato preziosi suggerimenti.

Un’altra buona notizia fu comunicata da Cicogna al Consiglio. Presso l’Istituto di Statistica, sotto la presidenza del prof. Brambilla, si era costituito un Centro per la ricerca operativa, finanziato dalla Olivetti, che «con lo scopo di favorire la conoscenza, lo studio e l’applicazione dei metodi quantitativi nel campo della condotta economica […] avrebbe pubblicato un bollettino periodico e curato studi, ricerche e consulenze sulla organizzazione e programmazione delle ricerche quantitative a livello aziendale». All’Università sarebbe stato caricato il solo onere della sistemazione dei locali per una spesa preventivata di circa L. 3 milioni.

Purtroppo anche quella seduta fu, a lungo, dedicata all’annosa discussione degli ultimi sviluppi della vertenza con il prof. Demaria: ne parlarono Cicogna, Croccolo e il Rettore. Non scendo in particolari: dico solo che la questione sollevata da Demaria era andata allargandosi, investendo non soltanto il problema del riparto delle propine d’esame, ma portando anche in primo piano il riconoscimento, per lui, del III grado nella scala delle retribuzioni, nonché l’assegnazione di una indennità per studi e ricerche (come veniva fatto da alcune università) e di un contributo per viaggi all’estero e partecipazione a congressi. Quanto alla questione delle propine, particolarmente delicata, il dott. Cicogna propose, e il Consiglio approvò, che essa venisse deferita al Comitato esecutivo. In merito alla mancata attribuzione del III grado, il prof. Dell’Amore ricordò di avere fatto presente a Demaria che il Consiglio di Amministrazione l’aveva attentamente esaminata e trovata pienamente rispondente alle norme generali, che non potevano non essere applicate dalla Bocconi. In ordine, infine, all’indennità per studi e ricerche il Rettore ammetteva che alcune università la concedevano; ma era pur vero che la Bocconi riconosceva, a vario titolo, «maggiori benefici ai propri Professori». Infine, par quanto atteneva ai contributi a congressi, Croccolo ricordò che la Bocconi aveva versato nel ’54 L. 100.000 al prof. Demaria per una sua partecipazione a un congresso tenuto in Isvizzera, congresso al quale la Bocconi non era stata nemmeno invitata. Secondo Croccolo «un contributo alle spese per la partecipazione a congressi» avrebbe dovuto essere riservato alla presidenza, che avrebbe deciso caso per caso «e subordinatamente sempre alla premessa che al Congresso fosse stata invitata anche l’Università», cosicché il professore partecipante «assumesse la veste di rappresentante dell’Università stessa». In conclusione, a me sembra che, nonostante gli sforzi compiuti, la contesa fra Demaria e la Bocconi non fosse stata pacificamente risolta: anzi, come si riconosceva, l’ostilità del professore verso l’Università si era probabilmente acuita.

Tralascio di ricordare questioni di minore importanza. Rammento che l’attenzione del Consiglio di facoltà venne spostata sulle nomine e conferme di professori e assistenti[8], ma soprattutto sul problema del pensionato, la cui costruzione procedeva alacremente, tanto che si sperava di vederlo entrare in funzione col nuovo anno accademico. Tuttavia, v’erano ancora non pochi problemi da risolvere, ma si pensava di poterli superare restando nel preventivo di spesa già annunciato. Avrebbe comportato un attento iter legale e amministrativo il mutuo sino a L. 100 milioni che si stava contrattando con l’Istituto di Credito Fondiario della Cassa di Risparmio delle PP. LL., ma si contava che l’operazione sarebbe felicemente arrivata in porto. Come si era certi che il Sindaco Ferrari avrebbe felicemente cooperato a consentire l’acquisto dell’area adiacente al pensionato per gli eventuali futuri sviluppi.

I Consiglieri presero altresì atto delle buone notizie comunicate dal Rettore con riguardo alla consistenza della popolazione studentesca mantenutasi, a un dipresso, sui livelli dell’anno precedente malgrado il calo denunciato dalle altre Università: 4.233 allievi di cui 1.820 a Economia e Commercio e 2.409 a Lingue e Letterature straniere.

Tutto considerato, insomma, a prescindere dalla sgradevole contesa con Demaria, gli amministratori bocconiani potevano dichiararsi soddisfatti nel por termine alla lunga seduta del Consiglio.


1

La composizione del Consiglio era mutata solo marginalmente rispetto alle precedenti sedute. Ecco l’elenco dei 17 membri: Donna Javotte Bocconi Manca di Villahermosa, presidente, sen. conte Alessandro Casati, vicepresidente, Furio Cicogna, Carlo Corti, camm. Giuseppe Corridori, Alessandro Croccolo, Carlo Faina, Giulio Foligno, professori Paolo Greco, Aurelio Martegani, Girolamo Palazzina, segretario. Scusati i restanti consiglieri: Del Vecchio, Demaria, Donzelli, Gallinoni, Marzotto, Migliori.

2

Solo due consiglieri espressero qualche incertezza sulla nomina del prof. Sapori a Rettore per via della sua posizione politica. Ma di fatto non formularono che timide opinioni, le quali non si tradussero in… un pollice verso.

3

In effetti, precisava il consigliere delegato, era da considerarsi «assurdo che Professori di Università libere aventi come la nostra pochi posti di ruolo possano avere per riparto [delle] soprattasse-esami somme di gran lunga superiori ai loro stipendi, mentre si prevede che i loro colleghi delle Università statali a tale titolo riscuoteranno al massimo L. 400.000». Non è il caso che scenda a maggiori dettagli.

4

In quella seduta consiliare ci si dimenticò di far menzione del pensionamento, dal 1° aprile, del caro prof. Fausto Pagliari, il quale tuttavia avrebbe continuato a dare la sua preziosa consulenza alla biblioteca sino al chiudersi del 1958. Si sarebbe spento, recitando i Sepolcri, pochi mesi dopo.

5

Al concorso per l’appalto delle opere murarie erano state ammesse dieci imprese di primaria importanza.

6

A vero dire mi sembra che le difficoltà non potevano non essere previste. Ero studente nel 1940 e già frequentavo la Bocconi nella nuova sede, appena ultimata, e non potevo non far caso alle condizioni disastrose del terreno che l’attorniava: un succedersi di cumuli di residui della produzione di gas. A un tiro di schioppo dalla nuova sede faceva ancora brutta mostra di sé un enorme cilindro, dai milanesi chiamato «el gasometro de Porta Ludovica», immerso in una triste, deprimente successione di collinette di marogna, così erano definite, dallo schieno milanese, le scorie del processo di gassificazione del carbone fossile. In quello scenario, così poco seducente, s’aggiravano laidi vagabondi, miseri «barboni», adescati da povere e vecchie meretrici che bene (o male) si inserivano in quella squallida «corte dei miracoli».

7

Facoltà di Economia e Commercio e di Lingue e Letterature straniere

Professori

Ago (Dir. int.); Alfieri (St. filos.); Amoretti (Ted.); Banfi (Filos.); Baridon (Fran.); Brambilla (Stat.); Caprara (Tec. comm.); Castiglioni (Lat.); Cazzaniga (Lat.); Dell’Amore (Tec. banc. prof.); Dell’Olio (Dir. fin.); Demaria (Ec. pol.); Dominedò (Pol. ec. fin.); Flora (It.); Franceschelli (Dir. ind.); Fubini (It.); Granados de Bagnasco (Sp.); Grassetti (Dir. lav.); Greco (Dir. comm.); Hazon (Ing.); Lenti (Stat.); Levi (Mat. fin.); Lorusso (Tec. comm. ecc.); Masini (Rag. gen.); Pagani (Ec. PoI. agr.); Peyronel (Merc.); Pisani (Filol. germ.); Pivato (Tec. ind.); Revel (Ted. e Fran.); Ricci G. (Mat. gen.); Ricci L. (Geog.); Rossi (Rag. gen.); Rotondi (Dir. pr.); Sapori (St. ec.); Scotto (Sc. fin.); Tosato (Dir. pubb.); Valeri (St.); Viscardi (Filol. rom.); Zanco (Ing. e Russo).

Lettori

Bonfantini (It.); Foà (Ing.); Rosenfeld (Ted.).

Assistenti (effettivi e volontari)

Amendolito, Arienti, Balmas, Barbarisi, Bazzarelli, Bellini, Beltramini de Casati, Bianchi T., Bianchi G., Bonelli, Bonfioli, Buccellati, Caccia, Caliumi, Cantarelli, Casari, Cattaneo, Ceserani, Chiericati, Ciani, Colucci, Dalle Nogare, De Maddalena, Evangelisti, Frumento, Gallardo, Gasapina, Gasparini, Gerelli, Giannetti, Grilli, Grillo, Guerri, Guerrino, Izzi, Jannini, Lacci, Lutti, Marino, Menascè, Mignoli, Mingazzini, Monterosso, Ottolenghi, Paladini, Parazzoli, Porsia, Salati, Schelling, Segre, Sena, Sordelli, Stevani, Restelli, Rinaldi, Verzì, Villa A., Villa V., Vita Heger, Zingales.

8

Accenno soltanto, perché si possa aggiornare il quadro dei docenti esposto in precedenza, che il prof. Aurelio Zanco, ottenuta la prescritta autorizzazione ministeriale, era stato nominato «di ruolo», che il prof. Danzi era stato nominato supplente alla cattedra di Merceologia, giacché il prof. Peyronel era stato chiamato all’Università di Bari, e che alla cattedra di Lingua e Letteratura inglese, coperta dal prof. Zanco, era stata nominata assistente la dott.ssa Elena Monfries, del resto già assistente di Zanco a Torino.

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