Storia della Bocconi

1915-1945. Tra le due guerre

Gli anni dell’esaltazione patriottica mentre il nazismo cominciava ad avanzare le sue ingorde pretese


Parole chiave: Presidente Bocconi Javotte, Vice presidente Gentile Giovanni, Rettore Del Vecchio Gustavo, Gestione finanziaria, Finanza e bilanci, Rapporti istituzionali, Fascismo, Istituto di Economia Ettore Bocconi, Venino Pier Gaetano

Non è azzardato immaginare che nella successiva adunanza del 18 gennaio 1935, chi più chi meno, i membri del massimo Consiglio bocconiano non sfuggissero alle vibrazioni che, in maggior o minor misura, scotevano allora gli animi degli Italiani, incidevano sui loro sentimenti, ne incanalavano i pensieri verso quelle «esaltanti visioni», che, con indubbia bravura ed implacabile esuberanza, il governo fascista non cessava di proiettare sullo schermo del futuro. Un futuro che avrebbe dovuto arricchire il Paese in tutti i sensi, che avrebbe dovuto conferire all’Italia e agli Italiani un ruolo eminente ed esemplare nel consesso delle varie Nazioni, farne un «faro di civiltà», nel segno di grandezze che solo ai pavidi, ai vili potevano sembrare perdute, ma che, invece, dovevano essere riesumate con fiera determinazione dalle pieghe di una storia incomparabile. Ecco allora il Governo moltiplicare i messaggi e organizzare nel Paese manifestazioni per preparare l’opinione pubblica ad «eventi straordinari», additando con sempre maggiore insistenza e convinzione le «aspirazioni colonialistiche», considerate le basi, le ineludibili premesse per costruire l’anfiteatro in cui collocare gli scenari della «nuova italica storia», come pomposamente affermava un «quadrumviro» del partito al potere[1].

Il Consiglio di amministrazione bocconiano (a cui non intervennero, per giustificati motivi, Beneduce, Falck, Puricelli, Rocco e Salmoiraghi), in ogni caso, poneva, al primo punto dell’ordine del giorno, la proposta di rinnovare l’incarico di vicepresidente a Giovanni Gentile il quale subito accettò, vivamente ringraziando. Sentita riconoscenza che appena dopo manifestò pure il dott. Tumminelli, per essere stato liberato dall’impegno di Consigliere delegato a cui non avrebbe potuto più dedicarsi con l’intensità dovuta, per via della sua attività professionale che lo costringeva a lunghi soggiorni a Roma. I colleghi riconobbero che egli aveva svolto, per l’Università, un’opera utilissima nel modo più nobile e disinteressato. Al posto di Tumminelli si propose la nomina, subito accettata, dell’on. sen. conte Pier Gaetano Venino[2].

Per l’ultima volta, in veste di Consigliere delegato e di membro del Collegio Sindacale, il dott. Tumminelli passò ad illustrare le varie poste del bilancio consuntivo del 1933-34 e di quello preventivo del 1934-35. Il verbale della riunione una volta di più non riporta analiticamente i dati dell’attivo e del passivo e, quindi, ne riportiamo solo i valori globali. Il rendiconto fu approvato secondo queste risultanze complessive: entrate L. 1.181.232,45; spese L. 1.180.015,60, con una eccedenza attiva, pertanto, di L. 1.216,85. Del preventivo non si indicarono nemmeno i risultati globali. La situazione patrimoniale, al 31 ottobre 1934, risultava, tutto considerato, buona: pari a L. 5.994.680,01.

L’attenzione dei membri del Consiglio fu quindi trasferita su un’altra questione e, cioè, il «Regolamento della borsa di studio ‘Edison’ presso l’Istituto di Statistica dell’Università», borsa istituita per festeggiare il cinquantenario della Società. Non sto a ricordare le modalità stabilite ed approvate per l’assegnazione della borsa, modalità che, del resto, non si discostavano sostanzialmente da quelle fissate per l’erogazione di altre borse di studio e che si possono, in ogni caso, trovare esposte negli Annuari dell’Università che sono stati dati alle stampe. Naturalmente il Consiglio diede ampio mandato al vicepresidente Gentile per ottenere dal Ministero dell’Educazione Nazionale l’autorizzazione a svincolare il deposito presso il Credito Italiano della somma di L. 150.000 che rappresentava il capitale versato dalla «Edison» e che avrebbe fruttato ogni anno il reddito destinato alla borsa di studio. La cifra prelevata dal Credit sarebbe stata stornata sui fondi dell’Istituto di Statistica della Bocconi.

Si tornò anche a considerare più da vicino quanto era stato stabilito in merito al «Premio Ulisse Gobbi», iniziativa, come si ricorderà, presa e altamente apprezzata dalla Bocconi dal Sindacato Interprovinciale Fascista dei Dottori in Economia e Commercio di Milano. In sostanza non vennero apportate sostanziali varianti a quanto era già stato concordato e approvato in precedenza[3]. Solo si volle precisare che nella commissione giudicatrice oltre al Rettore della Bocconi, al professore di economia generale e corporativa, e ad un altro docente di materia affine avrebbero dovuto figurare due rappresentanti del Sindacato e un rappresentante del G.U.F. di Milano e che al momento dell’assegnazione della borsa (biennale) al vincitore della medesima sarebbe stata regalata una copia degli Scritti vari di economia di Ulisse Gobbi[4].

Ma non si poteva non indugiare a lungo sul più importante tema previsto dall’ordine del giorno, e cioè il «Regolamento dell’Istituto di Diritto Commerciale comparato», regolamento il cui schema, come rammentò Gentile, era stato predisposto in base alla deliberazione presa dal Consiglio nella precedente seduta. Riporto in nota le parti essenziali di codesto regolamento[5], precisando che quale suo rappresentante nel Comitato direttivo del nuovo istituto il Consiglio di Amministrazione ebbe a designare S.E. Rocco mentre la direzione dell’istituto medesimo fu affidata per l’a.a. 1934-35 al prof. Mario Rotondi e ad assistente fu nominato il dott. Remo Franceschelli: l’incarico di curare la biblioteca dell’Istituto fu conferito al prof. Fausto Pagliari[6].

Il vicepresidente Gentile attirò l’attenzione dei Colleghi sulla «necessità di preparare un nuovo regolamento interno dell’Università, che dovrà adeguarsi a quello generale universitario» e invitò il sen. Venino ed il Rettore, ai quali fu affidato l’incarico di predisporre il provvedimento, di tener presente quanto era stato fatto dall’amministrazione del Politecnico, specie con riguardo alle norme relative agli stipendi, agli aumenti per anzianità di servizio, ecc., naturalmente apportando quelle modifiche che la particolare situazione della Bocconi avrebbe potuto consigliare. Il Consiglio d’Amministrazione bocconiano approvò senza sollevare obiezioni la proposta-invito di Gentile[7].

Il quale, inesauribile, portò sul tappeto una volta ancora il problema della nuova residenza bocconiana. Informò i colleghi che il vicepodestà, Radice Fossati, aveva dedicato non poco tempo per trovare una soluzione soddisfacente. Il Comune proponeva di costruire le nuova sede dell’Università su una parte dell’area già occupata dalle Officine del gas appena fuori Porta Ludovica. La scelta di questa zona, indubbiamente un poco periferica, era giustificata dall’elevato valore che i beni immobiliari, i terreni con definizione più semplice, avevano raggiunto sia nella zona ora occupata dall’Ateneo, sia nell’area che era già stata occupata dal Politecnico. Solo uno spostamento nella zona proposta avrebbe potuto rendere possibile una intesa tra l’amministrazione bocconiana e quella comunale, senza dire che il collocamento della Bocconi appena fuori Porta Ludovica avrebbe potuto rappresentare la premessa per creare una sorta di nuova Città Universitaria e avrebbe indubbiamente messo in valore quel settore cittadino e facilitatone lo sviluppo.

La comunicazione di Gentile innescò un’animata discussione alla quale in veste di protagonisti presero parte i consiglieri Gobbi, Donzelli, Argenti, Croccolo e Venino. Si giunse alla conclusione che il vicepresidente avrebbe dovuto continuare nelle trattative, in esse includendo il progetto di aprire al pubblico la biblioteca dell’Università e la necessità che agli studenti fosse posto a disposizione un campo sportivo.

Gentile ed il Rettore proposero, poi, di aprire il concorso per 10 posti presso l’Istituto di economia Ettore Bocconi. Vi avrebbero potuto partecipare gli studenti del 3° anno. Nell’accettare la proposta il Consiglio deliberò altresì l’assegnazione ai vincitori di L. 500 per l’acquisto di materiale di studio.

Su suggerimento dei proff. De Magistris e Mortara il Consiglio approvò le nomine dei dott. Achille Gattuso e Luigi Ussi ad assistenti volontari presso gli istituti di Geografia economica e di Statistica e su invito del Rettore deliberò di invitare S.E. Solmi a tenere qualche conferenza in materia coloniale e di affidare, sotto gli auspici dell’Istituto di economia, un corso libero di lezioni di Economia e Politica Coloniale all’assistente Sertolis Salis, corrispondendogli un’indennità di L. 2.000 (neanche la Bocconi, come si vede, si sottraeva ai già segnalati intendimenti governativi).

Nei mesi che precedettero la nuova convocazione del Consiglio d’Amministrazione fissata per il 25 ottobre 1935 alle ore 11 (non sarebbero intervenuti, per giustificate ragioni, i Consiglieri Donna Javotte Bocconi, Beneduce, Pirelli e Segre) il Paese visse con crescente intensità ed entusiasmo la preparazione dell’avventura coloniale: ne faccio brevissimo cenno a piè di pagina[8]. Seduti intorno al solito tavolo è assai probabile che i Consiglieri bocconiani non siano riusciti ad evitare, lasciandosi irretire in patriottiche emozioni, l’accostamento fra il passionale e appassionante presente con un passato fin dall’inizio colmo di pathos e di fierezza, come m’è occorso di sottolineare nella precedente nota[9].

All’inizio della riunione il vicepresidente Gentile invitò i colleghi a «rivolgere un mesto pensiero di rimpianto alla memoria di Alfredo Rocco, che, dopo aver onorato per molti anni anche la nostra Università col suo insegnamento, ne rimase sempre fedele amico affezionatissimo ed il suo affetto ci dimostrò consentendo – quando fu Ministro – a tenere qui conferenze e poi accettando di far parte del nostro Consiglio a cui anche se le precarie condizioni della sua salute gli impedirono di assiduamente collaborare, si sentì strettamente legato».

Il Rettore suggerì poi che si confermassero nei rispettivi incarichi i docenti già nominati l’anno precedente, fatta eccezione per il prof. Leone Nicolini che avendo l’aggiunto i limiti di età quale insegnante di scuola media (65 anni) non avrebbe potuto godere di un incarico retribuito. Nell’accogliere unanime la proposta del Rettore il Consiglio decise di chiedere al Ministro dell’Educazione Nazionale, cui era riservata la conferma degli incarichi, di approvare quelli che riporto in nota[10].

Sempre su proposta del Rettore fu anche ripristinato un corso di Diritto processuale particolarmente indicato per i giovani che intendevano darsi all’attività professionale: come docente si scelse il prof. Redenti. Modificazioni furono anche introdotte per altri insegnamenti[11]. Si volle precisare che per la sostituzione del prof. Nicolini, del quale si ripeté che insegnò «con ogni amore dalla fondazione dell’Università», sarebbe stato preferibile dare la precedenza ad un docente maschio. Non immaginavo che fra i vertici bocconiani spirasse uno spirito maschilista…

Sulla scena consigliare si presentò, una volta ancora, la cara figura del prof. Zappa. Il Rettore comunicò che il R. Istituto Superiore di Scienze Economiche di Venezia faceva pressioni sulla Bocconi per riavere Zappa come professore di ruolo, e Zappa non sarebbe stato «alieno dal consentirvi», per ragioni di famiglia, tuttavia impegnandosi a continuare «per incarico» il suo insegnamento presso la Bocconi. Fu messa a verbale questa precisazione evidentemente suggerita dallo stesso Zappa, il quale sarebbe stato disposto ad accettare l’offerta di Ca’ Foscari, solo se «… la nostra Università fosse disposta a liquidargli una volta tanto L. centomila, quale beneficio che all’Università deriverebbe dell’annullamento del contratto a suo tempo stipulato con lui al fine di indurlo a trasferirsi qui come professore di ruolo in seguito alla delibera del Consiglio (del 19 marzo 1928)»[12]. Il problema, come si può comprendere, non poteva non sollevare variegate opinioni, ma alla fine si accettò il punto di vista del consigliere delegato sen. Venino e si consentì alla richiesta dell’Istituto veneziano e ai desideri di Zappa. Penso che metta conto di riportare testualmente in nota la decisione finale del consesso bocconiano che mi pare suoni come alto riconoscimento per l’opera di Gino Zappa[13].

Si ebbe poi, sempre su proposta del Rettore la revisione, del quadro degli assistenti: la ricordo in nota[14]. Non sto a ricordare i consueti scambi di vedute sulle assegnazioni delle borse di studio (non tutte furono conferite per mancanza di domande o di requisiti dei candidati). Si potranno trovare i nomi dei vincitori sull’Annuario della Bocconi. Venne altresì approvata la conversione delle cartelle di proprietà della Bocconi del Prestito Redimibile 3,50% 1934 (capitale nominale complessivo di L. 2.825.000) in cartelle della Rendita 5%. Dell’operazione fu incaricato il consigliere delegato Venino, che avrebbe dovuto interessare alla conversione la Comit, il Credit, e il Banco di Roma. Eventualmente avrebbe potuto servirsi, alle migliori condizioni, anche del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia.

Passando all’ultimo punto dell’ordine del giorno «Comunicazioni e provvedimenti vari» meritano d’essere ricordati, in primis, la comunicazione del vicepresidente Gentile. Il quale fece sapere che «in mattinata aveva avuto un nuovo colloquio col vicepodestà Radice Fossati in merito alla questione della sede». Era spiacente di dover riferire che le basi della trattativa erano «notevolmente mutate». Il Comune infatti (come esponeva, del resto in una lettera, dello stesso giorno) dichiarava che «in permuta dell’attuale nostra sede darà un’area di circa 5.500 mq. nella zona vicina a Piazzale Lodovica e precisamente l’appezzamento sito fra le vie Cartellini e Sarfatti e, a titolo di conguaglio e come contributo del Comune per la erezione del fabbricato destinato alla nuova Sede dell’Università Bocconi, corrisponderà la somma di L. 3 milioni, da pagarsi ratealmente in rapporto all’avanzamento dei lavori di costruzione di detta sede».

Le dichiarazioni di Gentile aprirono un’ampia e accalorata discussione, e si pervenne ad accogliere il suggerimento di Venino, deliberando «di tenere in sospeso ulteriori trattative col Comune e dando incarico ad un ingegnere di nostra fiducia di esaminare la possibilità tecnica e la convenienza economica di un sopralluogo dell’attuale sede». Che il Consiglio, tutto considerato, ritenesse forse auspicabile di non trasferire la sede e di accertare se, al vecchio palazzo, non fosse possibile apportare radicali ampliamenti e trasformazioni? Purtroppo, alla luce di quanto rivela il processo-verbale della riunione, non si è in grado di dare una risposta al quesito. Alla fine il Consiglio diede mandato al sen. Venino «di provvedere alla scelta dell’ingegnere che dovrà procedere a tale esame e alla eventuale compilazione di un progetto in base al quale il Consiglio prenderà definitiva deliberazione».

Continuando Gentile comunicò che, d’accordo col Rettore, «ha riconosciuto la opportunità di creare in seno all’Istituto di Economia Ettore Bocconi una sezione con lo scopo di addestrare e perfezionare gli studenti, e preparare gli studiosi nella politica economica e finanziaria e di contribuire al progresso di queste discipline con ricerche, pubblicazioni e raccolte di materiale bibliografico specializzato». Alla direzione di questa sezione si pensava di chiamare il prof. Demaria assistito dal dott. Di Fenizio[15].

Sempre Gentile annunciò che, per iniziativa di Beneduce, quattro società – Edison, Ferrovie Meridionali, Comit e Credit –, in via di esperimento, avevano istituite 3 borse di L. 10.000 l’una «da porre a concorso nazionale per laureati in scienze economiche, giuridiche o politiche, riservandone però una alla Bocconi», che avessero intenzione di compiere studi di perfezionamento in economia corporativa presso l’Istituto Ettore Bocconi. Plaudendo e compiacendosi il Consiglio[16] affidò al Rettore «l’incarico di predisporre il regolamento delle borse e di organizzare un corso su la politica economica nell’ordinamento corporativo da svolgersi nell’Istituto colla collaborazione dei più competenti professori italiani»[17]. Non sto a ricordare provvedimenti di minor importanza. Rammento solo che Venino comunicò che, in seguito a nota del Ministero dell’Educazione Nazionale, previa ratifica del Consiglio si sarebbe dovuto concedere «al personale che da 4 o più anni non aveva avuto alcun aumento salariale, un accrescimento del 10% sullo stipendio». Da parte sua il Consiglio bocconiano decise di accordare un’indennità di L. 500 al personale con figli minori, indennità pagabile in dodicesimi fino all’uscita dalla minore età[18].

Era stato fatto osservare al Rettore che il peso degli esami gravava maggiormente sui professori dei primi corsi, mentre l’indennità era eguale per tutti i professori di materie scientifiche e tecniche (L. 500 con le deduzioni di legge). Il Consiglio riconobbe la giustezza della richiesta e deliberò di corrispondere ai professori del primo anno un’indennità lorda di L. 750[19].

«Prima di togliere la seduta S.E. Gentile informò che parecchi nostri laureati (dott. D’Ippolito, Borroni, Pagni, Zerbi) stavano per prendere la libera docenza, ed inviò un cordiale augurale saluto al collega dott. Segre che, giovanilmente, ha chiesto di essere chiamato alle armi, quale pilota aviatore e sta compiendo un corso presso la Scuola di Bombardamento di Lonate Pozzoli». Neppure il Consiglio d’Amministrazione della Bocconi sembrava essere sfuggito, dunque, al contagio dell’irrazionale patriottismo dilagante allora nel Paese!

All’inizio del 1936 – anno trionfale per il fascismo, fatale per l’Italia e in particolare per i colli di Roma – il 26 gennaio, assenti scusati i soliti Beneduce, Falck, Puricelli e Salmoiraghi, ci fu una nuova convocazione del Consiglio, apertosi, prima che se ne discutesse l’ordine del giorno, con un intervento di Gentile che volle rallegrarsi, anche a nome dei colleghi, con l’on. Venino, per la sua nomina, voluta dal Capo del Governo, a presidente del Credito Italiano. E si passò subito al tema che stava massimamente a cuore agli amministratori bocconiani: la nuova sede dell’Università.

Il vicepresidente, Gentile, richiamò il contenuto della lettera ricevuta dall’Ateneo il 21 ottobre precedente a firma del Podestà e fece sapere che, in conformità alla deliberazione consigliare si era studiato e progettato un sopraelevamento della vecchia sede. Tecnicamente il progetto era apprezzabile e attuabile. Ma il processo verbale lascia in bianco il costo dell’impresa e, nonostante le ricerche effettuate, non mi è stato possibile integrare la… voluta dimenticanza dell’estensore del verbale (ovviamente il dott. Palazzina). Gentile, tuttavia, volle precisare che a suo avviso, anche se il progetto di rialzo avesse importato una spesa di un milione di lire, non sarebbe stato risolto «nessuno dei problemi vitali per lo sviluppo dell’Università» (tra l’altro si sarebbe dovuto definitivamente rinunciare all’idea di «aprire al pubblico la nostra biblioteca, unica per le sue raccolte speciali di pubblicazioni economiche»). Pertanto, sotto la sua personale responsabilità, Gentile aveva ripreso trattative con la nuova amministrazione comunale. Recita testualmente il verbale: «Proprio stamani ha avuto un colloquio col Gr. Uff. Marinotti, vice Podestà di Milano[20], che ha detto per l’Università e per i suoi laureati parole veramente lusinghiere e si è quindi dichiarato consapevole di quelle che sono le esigenze di un Istituto come il nostro e dei doveri che il Comune di Milano ha verso di esso. Nel colloquio, di carattere non ufficiale, il Marinotti ha riconosciuto che il progetto di sopralzo non costituirebbe una soluzione adeguata; però, d’altra parte, non ritiene che il Comune possa attualmente fare di più di quanto risulta dal prospetto di convenzione del 25 ottobre u.s., e mentre pensa che una degna sede possa importare una spesa di 5 milioni egli ha espresso il convincimento che la somma necessaria si potrebbe raccogliere per sottoscrizione tra industriali e commercianti e si è dichiarato disposto a prendere l’iniziativa sottoscrivendo L. 200.000 per la SNIA».

La lunga, accanita discussione che seguì alle dichiarazioni di Gentile pose in evidenza: a) una diffusa contrarietà a trasferire la sede nella zona di porta Lodovica («Venino raccomandò di insistere nella ricerca di un’altra località, indicando più specialmente l’ex caserma di S. Vittore»); b) tutti sostenevano che il valore da attribuire alla sede attuale avrebbe dovuto essere più alto di quello riconosciuto dal Comune; c) «nelle condizioni attuali è probabile che 5 milioni non bastino per la costruzione di una nuova degna sede», però tutti ribadivano che il progetto di rialzo avrebbe dovuto essere accantonato. In conclusione il Consiglio bocconiano deliberò «di affidare al sen. Gentile l’incarico di conferire col Podestà di Milano, allo scopo di indurlo a riprendere il primo progetto, secondo il quale il Comune stesso avrebbe costruito la nuova sede da permutarsi coll’attuale nostra sede, col conguaglio di un milione che l’Università confida di raccogliere con pubblica sottoscrizione».

Poche settimane prima, il 28 novembre 1935, il Ministero dell’Educazione nazionale aveva stabilito le modifiche da apportare agli statuti delle Università. Pertanto Gentile pregò i Colleghi che entro il 1° marzo successivo gli facessero pervenire le proposte per le variazioni da apportare all’ordinamento didattico dell’Università che sarebbero poi state trasmesse per l’approvazione al Consiglio superiore. Tuttavia Gentile avrebbe gradito che subito il Consiglio bocconiano prendesse una deliberazione di massima, successivamente apportando le modificazioni che il Ministro avesse deciso di effettuare.

Il Rettore fece subito presente che il quadro bocconiano degli insegnamenti già comprende tutte le materie previste dal nuovo ordinamento nazionale. Unica eccezione quella denominata Teoria generale dell’equilibrio economico che si dovrebbe istituire per gli studenti del 4° anno rendendo annuale l’insegnamento ora biennale di Politica economica. Quanto alle materie complementari alcune[21] già figuravano anche nell’ordinamento bocconiano. Sarebbe bastato aggiungere un corso di Tecnica del commercio internazionale. Inoltre, nello statuto della Bocconi, complementari erano già considerate le lingue tedesca e spagnola, nonché i corsi di Tecnologia industriale ed economia dei trasporti, di Politica coloniale, di Istituzioni commerciali di stati esteri (pur limitato al caso germanico): tutti corsi istituiti per corrispondere a richieste di laureati e studenti e che dunque avrebbero dovuto essere approvati posto che il Ministro dell’Educazione Nazionale aveva precisato «non doversi l’elenco dei corsi complementari ritenersi tassativo e potere i singoli istituti scegliere quelli che meglio rispondano alle loro particolari esigenze». Il Rettore reputava, quindi, che sarebbe giovato mantenere nell’elenco tutti gli attuali corsi complementari, tutt’al più mutandoli in corsi semestrali. Il Consiglio, udite le precisazioni del Rettore, deliberò, quindi, di chiedere al Ministero il mantenimento dell’ordinamento già attualmente adottato alla Bocconi[22].

Per quanto attiene all’esame e all’approvazione dei bilanci consuntivi e preventivi per il 1934-35 e il 1935-36, il verbale, estremamente succinto, non consente di conoscerne i dati essenziali, ancorché sulle singole poste il Consigliere delegato Venino si fosse soffermato analiticamente. Si deduce soltanto che erano state fatte rigide economie per le varie voci di spesa e le entrate erano state favorevolmente influenzate dall’alto numero delle iscrizioni (superiori al previsto), sicché ci si sarebbe dovuti aspettare un ottimo esito del consuntivo. Purtroppo, sottolineava il verbale, anziché chiudersi con una eccedenza attiva il rendiconto presentava una eccedenza passiva di L. 239.894,55 «per effetto della svalutazione dei titoli di proprietà che sono indicati in bilancio al valore di borsa risultante dal bilancio ufficiale del 31 ottobre u.s.». Dopo breve discussione il consuntivo fu approvato e v’è da pensare che lo sia stato anche il preventivo[23].

Non sto a ricordare gli scambi di vedute intorno alle condizioni imposte ai concorrenti alle varie borse di studio ogni anno assegnate. Le opinioni dei Consiglieri, tutto sommato, non erano nettamente in contrasto e la discussione si concluse deliberando che fosse dato «ampio mandato alla Presidenza perché in genere nei casi in cui l’allievo, per il complesso della sua carriera, ne appaia degno, siano adottati provvedimenti di benevolenza, anche se tutte le condizioni regolamentari non siano state osservate».

In merito all’insegnamento del tedesco, appurato come informò il Rettore, che il Ministero non ha creduto opportuno di fare un’eccezione consentendo al prof. Nicolini di prestare pur gratuitamente la sua opera, e d’altra parte non essendo convinto che i molti aspiranti offrano garanzie sufficienti di coprire l’impegnativa cattedra, il Consiglio reputò conveniente una soluzione provvisoria affidando codesto insegnamento al prof. Revel «che gode le simpatie degli studenti e che conosce bene il tedesco»[24].

Il Consiglio prese pure atto che il Ministero dell’Educazione Nazionale non aveva approvato il conferimento dell’incarico al prof. Mario Rotondi per l’insegnamento delle Istituzioni di Diritto Privato e Internazionale, tenuto conto che il docente era già professore ordinario alla Cattolica e stava svolgendo «pratiche presso il Ministero stesso (di che genere?)», e deliberò pertanto che in luogo di Rotondi fosse chiamato sulla medesima cattedra il prof. Remo Franceschelli il quale da pochissimo tempo aveva conseguito la libera docenza e dal 1934 aveva già tenuto molto degnamente dei corsi alla Bocconi e partecipato agli esami.

Il Consiglio approvò pure l’affidamento di 20 ore di lezione al prof. Luigi Federici, pure lui fresco libero docente e assistente presso l’Istituto di Economia Ettore Bocconi. Le lezioni si sarebbero svolte, sotto la guida del prof. Del Vecchio, «per gli studenti del 2° anno nell’àmbito del corso di Economia e avrebbero avuto come oggetto la moneta».

Si attese il 1° giugno 1936 prima che il Consiglio d’Amministrazione bocconiano fosse riconvocato[25].

In una sorta di atmosfera drogata si radunarono i vertici bocconiani (assenti scusati la presidente Donna Javotte Bocconi, e i consiglieri Donzelli, Falck, Puricelli e Beneduce). Ma non tutto quanto stava per essere esaminato e deliberato, a vero dire, avrebbe indotto i membri del Consiglio a quella soddisfazione che la stragrande maggioranza degli Italiani palesava in quei giorni «fatidici» (per usare un altro aggettivo mussoliniano).

Il vicepresidente Gentile diede inizio ai lavori ricordando che Donna Javotte, per onorare durevolmente la memoria del consorte, aveva manifestato il proposito di elargire all’Università la somma di L. 3 milioni da assegnare all’Istituto Ettore Bocconi. Purtroppo, con grande rammarico della Presidente erano sopravvenute avversità che le avevano impedito di tener fede all’impegno il quale, tra l’altro, non essendo stato convalidato da un atto pubblico era privo di valore. Donna Javotte aveva manifestato l’intendimento di dar seguito alla donazione, pur in misura ridotta, in attesa di tempi migliori e di voler, in ogni caso, «affermare in forma legale» le sue intenzioni. Pertanto Gentile, dopo aver rammentato quanto verbalizzato in precedenti sedute, e ricordando che copia dei verbali che facevano riferimento alla prevista donazione erano stati inviati in copia al Ministero dell’Educazione Nazionale a cura del Prefetto di Milano, diede lettura della dichiarazione di Donna Javotte che per brevità riporto in nota[26]. Gentile, manifestato il compiacimento suo e dei colleghi, per il gesto di Donna Javotte, si disse disposto a intervenire in rappresentanza dell’Università alla regolare stesura dell’atto di donazione. E il Consiglio, con viva riconoscenza per la Presidente, immediatamente deliberò nel senso che Gentile aveva appena suggerito.

All’ordine del giorno figurava la nomina del Rettore: non ci furono problemi, l’incarico fu subito riaffidato, con generale soddisfazione, al prof. Del Vecchio che non tacque la sua riconoscenza e subito dopo, su invito dei colleghi, propose il quadro degli insegnamenti per il veniente 1936-1937. A suo avviso «salvo che per una materia o due, ad esempio la Matematica finanziaria per la quale poteva essere opportuno soprassedere in attesa dei risultati di concorsi» in atto, si sarebbero dovuti confermare corsi e docenti dell’anno in corso, «salvo naturalmente l’approvazione del Ministro». Pur dandogli piena libertà di modifiche in relazione alle decisioni del Ministro, con riguardo alle proposte variazioni dello statuto in merito all’ordinamento degli studi, il Consiglio si trovò d’accordo, in sintonia con la Presidenza, nel designare gli incarichi sulla base di quelli già affidati nel 1935-36: li riporto in nota[27].

Il Consiglio deliberò altresì (cito testualmente il verbale) «di adoperarsi per riavere la collaborazione di prof. Francesco Carnelutti per un ciclo di conferenze-lezioni, ad esempio in Diritto Industriale; di sopprimere per il 1936-37 l’insegnamento della Demografia, divenuto complementare, salvo ripresentarlo nel 1937-38 e di invitare il prof. Boldrini, che ne aveva l’incarico, a collaborare regolarmente al lavoro dell’Istituto di Statistica (di cui si conferma la direzione al prof. Mortara); di rendere annuale in ossequio alle disposizioni del Ministro, l’insegnamento della Politica Economica e Finanziaria, affidando al titolare prof. Demaria l’incarico di una attiva collaborazione pure all’Istituto di Statistica e confermandolo nella Direzione dell’Istituto di Politica Economica e Finanziaria con l’assistenza del prof. F. Di Fenizio» (la sintassi dei verbali lasciava sempre a desiderare).

Per lungo tempo i consiglieri, attenti alle spiegazioni fornite da Gentile, che aveva davanti a sé una mappa della zona di Porta Lodovica[28], si intrattennero poi ancora sulle non semplici questioni attinenti alla costruzione della nuova sede. Gentile, anche per il tramite del dott. Palazzina, si era sempre tenuto in contatto con la Podesteria milanese e in particolare con l’Ufficio Tecnico Municipale. Ne era sortito, finalmente, un progetto redatto sulla base del fabbisogno di locali da parte dell’Università. L’area posta a disposizione della Bocconi sarebbe stata di 6.200 mq. e la spesa preventivata si sarebbe aggirata sui sei milioni e mezzo. La veduta prospettica presentata, aveva precisato il Comm. Baselli, ingegnere capo dell’Ufficio Tecnico Municipale, era soltanto indicativa e del pari appena abbozzate erano le decorazioni della facciata. In ogni caso la Podesteria aveva fatto presente che la cifra preventivata era troppo elevata, donde la necessità che l’Università fosse disponibile a riesaminare il fabbisogno dei locali «limitandolo possibilmente o studiando la possibilità di eseguire l’opera in due tempi». Secondo l’ingegnere capo in un primo tempo si sarebbe dovuto procedere alla costruzione dei due fronti su via Sarfatti e via Castigliani e in un secondo tempo si sarebbe dovuto procedere all’erezione del «corpo di fabbrica» verso il piazzale interno, corpo che avrebbe dovuto ospitare anche l’Aula Magna. Nel frattempo si sarebbe potuto utilizzare come Aula Magna una delle grandi aule situate nelle ali prospicienti via Sarfatti o via Castiglione. Naturalmente i servizi previsti avrebbero dovuto trovare sistemazione nella parte della costruzione da mettere subito in cantiere.

Le parole e la documentazione mostrata da Gentile scatenarono una animata discussione nella quale, ancora una volta, ebbe magna pars il sen. Venino, assolutamente convinto che l’area di Porta Lodovica fosse una delle peggiori di Milano e che l’Università avrebbe fatto esclusivamente l’interesse del Comune mettendo in maggior valore quella zona decentralizzata. Insisteva pertanto per la già ricordata Caserma di S. Vittore. Al che Gentile rispose, seccatamente, che l’area di S. Vittore era ancora occupata dalla Caserma in funzione e non si poteva immaginare quanti anni avrebbero dovuto trascorrere prima che divenisse disponibile. In ogni caso era evidente che il Comune perseguisse anche i suoi interessi e proprio il miglioramento della zona offerta alla Bocconi era la premessa perché all’Università l’amministrazione comunale fosse disposta a concedere favori, a cominciare dalla superficie offerta.

Non è il caso che anch’io mi dilunghi su questa «ennuyante question». Dopo questo vibrante e quasi caparbio scambio di idee il Consiglio si trovò sostanzialmente d’accordo con il progetto comunale e solo raccomandò che venissero apportate alcune varianti di secondaria importanza. Mi pare che valga la pena di riportare in nota, testualmente, le parti conclusive del verbale di maggior significato[29].

Prima di chiudere la seduta Venino ricordò che la Segreteria si era sempre adoperata per agevolare il collocamento dei laureati; ma pensava che sarebbe stato meglio riorganizzare questo servizio sistematicamente e riprendere altresì la pubblicazione di un bollettino dei laureati o di un notiziario dell’Università. I colleghi si dissero del tutto consenzienti e il dott. Croccolo aggiunse chiarimenti in merito alle finalità e all’attività dell’Associazione fra i laureati dell’Università Bocconi. Associazione che era stata assorbita dal Sindacato dei Dottori in Economia e Commercio.

Quando l’8 novembre 1936 si riunì di nuovo il Consiglio d’Amministrazione bocconiano (solo gli on. Serpieri e Beneduce avevano scusato la loro assenza) l’atmosfera di profonda soddisfazione che pervadeva il Paese si era tutt’altro che dissolta: mai come allora forse il regime fu tanto forte e riscuoteva quasi generali consensi[30].

Subito in apertura di seduta prese la parola Donna Javotte Bocconi. Come riporta testualmente il verbale, «la Presidente, rendendosi interprete del pensiero e del sentimento di tutti i colleghi, porge un fervido ringraziamento a S.E. Gentile che colla sua alta autorità ha richiamato l’attenzione del Duce sul problema della costruzione della nuova sede della nostra Università, ottenendone un’eccezionale attestazione di benevolenza, come risulta dal comunicato del 28 ottobre u.s., e un contributo straordinario di mezzo milione»[31]. Una volta di più ci si rese conto dell’importanza di aver inserito Gentile nel Consiglio bocconiano.

Dopo aver ringraziato per gli apprezzamenti, Gentile precisò che era stato lieto di intrattenersi in compagnia del Podestà di Milano con Mussolini generoso di lodi per la Bocconi. E grazie a lui, sempre accompagnato dal Podestà, si era incontrato la stessa mattina col Prefetto, presso il quale si erano date convegno numerose autorità politiche e numerosi rappresentanti della vita economica e finanziaria di Milano. Tutti i presenti avevano espresso vivi riconoscimenti per l’opera della Bocconi e, in particolare, gli industriali e i commercianti che più degli altri ne beneficiavano si erano dimostrati assai interessati allo sviluppo dell’Ateneo e sentivano il bisogno, sull’esempio del governo nazionale, di offrire un contributo per la costruzione d’una nuova e degna sede. Seduta stante, davanti al Prefetto, furono sottoscritte L. 625.000 e da parte sua l’amministrazione provinciale di Milano aggiunse un assegno di L. 600.000. Sicché Gentile si sentì in dovere di rivolgere un vivo grazie al prof. Bottini che giusto da quella seduta rappresentava la Provincia in seno al Consiglio bocconiano. Continuando Gentile informò i colleghi che in quei giorni aveva avuto un lungo incontro col Podestà di Milano, Avv. Pesenti, alla presenza del vicepodestà, e aveva avuto la prova della grande simpatia che il Comune nutriva per la Bocconi e la conferma altresì degli accordi definitivi stabiliti fra l’Università e l’Amministrazione comunale e contenuti nella lettera del 16 novembre (la data è evidentemente errata) che si allegava al verbale (purtroppo non mi è stato possibile rintracciarla)[32].

Si aprì una serrata discussione alla quale parteciparono tutti i consiglieri e in particolare Venino, Donzelli, Morselli, Falck, Segre e Croccolo e, per prima cosa, si insistette sul fatto che la Bocconi non avrebbe potuto dare un contributo superiore al milione previsto. Si ribadì poi che la nuova sede avrebbe dovuto essere consegnata «in perfette condizioni di abitabilità e pertanto con tutti i servizi, impianti e apparecchi idraulici e sanitari, di riscaldamento e termosifoni, impianti elettrici» restando ad esclusivo carico dell’Università gli apparecchi di illuminazione. All’Università avrebbe dovuto essere consegnato, all’inizio dei lavori, copia del progetto che avrebbe potuto sempre essere discusso coi tecnici dello Ateneo[33].

Riassunti da Giovanni Gentile tutti i termini dell’analitica discussione (compreso l’intervento di Venino che ho ricordato in nota) all’unanimità il Consiglio approvò di massima gli accordi intervenuti col Comune e riassunti nella già citata lettera del Podestà del 16 novembre (si insisteva su questa data che, ripeto, mi sembra erronea) e deliberò inoltre «di delegare al proprio Presidente Donna Javotte Bocconi di Villahermosa l’incarico di perfezionare tutti gli accordi e di addivenire successivamente alla firma della definitiva convenzione nella forma di legge (sic!) e in caso di suo impedimento al Senatore Gentile o al Senatore Venino». In chiusura Gentile suggerì, e tutti approvarono, di inviare «un telegramma di riconoscente devozione al Duce» (almeno formalmente la Bocconi non doveva… sembrare indifferente e tanto meno avversa al regime imperante) «e di ringraziare altresì il Podestà Avv. Pesenti, i Vicepodestà… che hanno dimostrato piena comprensione delle esigenze della nostra Università».

Il conferimento delle 11 borse di studio a disposizione del Consiglio non diede luogo ad alcun contrasto. Quanto al conferimento delle borse di perfezionamento in Economia Corporativa il Rettore fece notare che l’esame dei titoli e della originalità dei lavori degli aspiranti, compiuto dalla commissione (formata dal Rettore stesso, da Demaria e da Mortara) aveva posto in evidenza che solo 6 dei 19 aspiranti meritavano di essere presi in considerazione. La graduatoria redatta dalla commissione vedeva al 1° e 2° posto a pari merito i dott. Bertani e Frumento; al 3° Venturoli; al 4° Cardinali; al 5° Pellicani; al 6° Cesura. Poiché per regolamento una delle borse era riservata a un laureato bocconiano la Commissione deliberò e il Consiglio confermò che il dott. Frumento fosse uno dei vincitori.

Il Ministero dell’Educazione Nazionale aveva fatto conoscere il suo parere in merito all’ordinamento degli insegnamenti bocconiani. Nella quasi totalità le proposte di conferimento fatte nella seduta precedente del Consiglio avevano trovato il benestare del Ministero che però non si trovava d’accordo su tre decisioni. Non era d’accordo sulla conferma del prof. Paolo Greco ad uno degli incarichi di Diritto Commerciale (ad avviso del ministero sarebbe stato consigliabile affidare tale incarico al prof. Sertolis Salis maturo nell’ultimo concorso); sarebbe stato opportuno limitare a due gli incarichi di Tecnica Commerciale, Industriale, Bancaria e Professionale; per il Diritto Corporativo sarebbe stato opportuno ritardare le decisioni dopo aver riferito più incisivamente sulle aspirazioni del libero docente in Diritto del Lavoro e Previdenza Sociale prof. Nicolò Giani.

Il Consiglio bocconiano ascoltate da Gentile queste osservazioni ministeriali richiamandosi all’art. 5 dello Statuto che gli attribuiva le nomine dei professori ribadì che per l’eccezionale importanza del Diritto Commerciale era contrario ad affidare la cattedra a giovani docenti e quanto al Prof. Sertolis Salis egli aveva già espresso il desiderio di ottenere un incarico presso la Statale di Milano. Pertanto il Consiglio faceva voti perché il Ministro accogliesse la proposta di confermare nell’incarico il prof. Paolo Greco (o in via subordinata il prof. Bruno Biagi, che solo per riguardo al prof. Greco non aveva presentato domanda) o in alternativa consentisse lo spostamento di Greco alla R. Università di Torino.

Il Prof. Nicolò Giani aveva presentato la sua richiesta dopo il 14 luglio, quando in ossequio all’invito ministeriale le proposte di conferimento degli incarichi erano già state trasmesse a Roma. Senza dire, sottolineava il Consiglio, forse con una punta di ironia, che «una cattedra di tanta responsabilità» (quale quella di diritto corporativo) «deve anche nella scelta degli incarichi mantenersi all’altezza della sua fama e pertanto sia affidata a insegnanti di provata esperienza»[34].

Preso atto, con vivo plauso, che il Comitato direttivo degli agenti di cambio, per onorare la memoria del collega Rodolfo Carabelli, aveva istituito presso la Bocconi un premio di L. 2.500 per la miglior tesi di laurea su «Le possibilità economiche della Libia» o «Sulle funzioni di mercati a termine», e preso altresì atto con molto compiacimento (su comunicazione di Gentile) che due delle tre borse di pratica commerciale all’estero poste a concorso nazionale dalla Fondazione Stringher erano state vinte da due laureati bocconiani, e non senza aver inviato, su proposta ancora di Gentile, una calda lettera di augurio all’on. Beneduce per uscire al più presto dalla seria malattia che lo aveva colpito, finalmente i lavori di quella seduta del Consiglio, invero alquanto tormentata, ebbero termine.

Non così gioioso, per non dire quasi spensierato, era il clima incombente sulla Nazione quando il Consiglio si riconvocò, quasi otto mesi più tardi, nel tardo pomeriggio del 26 giugno 1937[35].

Giustificata l’assenza di Donna Javotte, di Beneduce, di Serpieri, di Bottai e di Croccolo, i consiglieri si trovarono subito alle prese, ancora una volta, con i problemi della costruzione della nuova sede.

I temi trattati mi sembra che furono talmente importanti da meritare la riproduzione testuale di gran parte del verbale della seduta. «Il Vicepresidente sen. Gentile comunica di aver avuto occasione, dopo la visita di Bottai alla nostra Università, di conferire in unione al sen. Venino col segretario generale del Comune e di aver avuto notizie che le somme sottoscritte pro sede sono state versate in uno speciale conto fruttifero presso il Credito Italiano. Comunica altresì di aver invitato l’arch. Pagano a intervenire oggi alla seduta per fornire tutte le illustrazioni necessarie del nuovo progetto che egli ha compilato in seguito alla concessione di nuova area consigliata dalla stessa commissione edilizia comunale, allo scopo di dare alla nuova sede un più ampio respiro. Informa quindi il Consiglio di aver esplicitamente dichiarato all’arch. Pagano che l’Università non può assumere alcun onere per il pagamento del suo progetto, progetto che pertanto dovrebbe essere compensato dal Comune, il quale ha desiderato associare il Pagano alla direzione artistica e tecnica dei lavori, sotto la direzione generale dell’Ing. Baselli.

«Il Consiglio prende atto con compiacimento di queste comunicazioni e il sen. Gentile fa chiamare in Consiglio l’arch. Pagano il quale presenta lo schema del nuovo progetto illustrandolo ampiamente in sé e nei rispetti della sistemazione della zona circostante alla nuova sede, sistemazione che dovrebbe comprendere tra l’altro un prolungamento del Parco Ravizza nella striscia di terreno parallelo alla via Sarfatti, in cui dovrebbe trovare posto un campo sportivo o forse una piscina.

«L’arch. Pagano fa presente che la stessa commissione edilizia comunale ha riconosciuto la necessità di concedere per la nuova sede un’area più ampia che assicuri un maggior respiro al nuovo edificio che non deve essere soffocato da future costruzioni circostanti.

«In base a questa ampia area ha predisposto un nuovo progetto: avverte però che la sua esecuzione integrale importerebbe una spesa che potrebbe arrivare ai 9 milioni.

«Il Consiglio si felicita di questo atteggiamento del Comune, ma conferma l’impossibilità di dare un contributo più elevato di quello deliberato di l milione: sarà pertanto necessario persuadere il Comune a concedere la maggiore area senza compenso e al riguardo dà ampio mandato al Consigliere delegato Senatore Venino di svolgere le opportune trattative.

«Quanto all’attuazione del nuovo progetto Pagano rivolge all’architetto alcune raccomandazioni di dettaglio e che pur predisponendo il progetto anche in vista di future costruzioni, la costruzione attuale sia contenuta nei limiti preveduti dalla Convenzione (Lit. 6.500.000).

«Il Consiglio rinnova quindi ampio mandato di fiducia alla Presidente e per essa al sen. Gentile, dato che Donna Javotte Bocconi deve assentarsi da Milano, ed al sen. Venino, perché le trattative col Comune siano perfezionate in base ai criteri e alle delibere suesposte. Più particolarmente si delega il sen. conte P.G. Venino a firmare in rappresentanza dell’Università Bocconi la Convenzione col Comune di Milano per la quale è intervenuta anche l’approvazione di S.E. il Ministro dell’Educazione Nazionale.

«Da parte sua l’arch. Pagano dichiara che ove il Comune di Milano non si assumesse il pagamento del progetto che egli ha preparato, regalerebbe il progetto stesso all’Università: a compenso del suo lavoro di progettista e direzione egli chiede soltanto che sia affidato a lui l’incarico dello arredamento, domanda che in massima il Consiglio accoglie. In proposito il Consiglio invita il Pagano a presentare un preventivo di arredamento».

Esaurita, infine, la parte dell’ordine del giorno concernente la costruzione della nuova sede, il Consiglio su proposta di Gentile, con voto unanime, confermò il prof. Gustavo Del Vecchio Rettore per l’a.a. 1937-38.

Il Rettore, successivamente, su invito del vicepresidente, espose il progetto di istituire come sezione dell’«Istituto di Economia Ettore Bocconi», un «Istituto di Storia Economica», il cui progetto era stato già comunicato nelle sue linee generali a S.E. Bottai, in occasione della sua visita alla Bocconi, ed a S.E. Solmi. Ambedue avevano manifestato alto compiacimento per l’iniziativa. Il Rettore diede lettura della relazione (poi allegata al verbale, ma da me non rintracciata nell’archivio bocconiano) che era stata stesa dallo stesso Rettore in sintonia con il prof. Sapori. Non ci furono difficoltà di sorta: il Consiglio diede immediatamente la sua approvazione, stabilendo che il nuovo Istituto avrebbe dovuto iniziare la sua attività con l’entrante anno accademico e sulla base di un finanziamento di L. 10.000. Il comitato direttivo dell’Istituto di Storia Economica sarebbe stato composto dal Rettore, dal prof. Armando Sapori, al quale sarebbero spettate pure le funzioni di Direttore dell’Istituto medesimo e da S.E. il prof. Arrigo Solmi.

Fu allora che apparì in primo piano sulla scena bocconiana (ove avrebbe recitato con ammirata genialità e zelo esemplare per parecchi decenni) l’ancora giovane dott. Francesco Brambilla, il quale aveva vinto il già ricordato premio di perfezionamento negli studi statistici istituito dalla Società Edison. Il sen. Gentile, d’accordo col Rettore, e su conforme proposta del prof. Mortara, Direttore dell’Istituto di Statistica, ritenendo il lavoro del Brambilla (dal titolo La teoria statistica delle correlazione) di inconsueto valore e interesse chiese al Consiglio che ne fosse consentita la stampa a spese dell’Università e costituisse il primo volume di una serie di pubblicazioni dell’Istituto di Statistica[36].

Attesa la scadenza dei termini per la consegna dei bilanci all’agenzia delle imposte, il comitato esecutivo (in altri termini la Presidenza) li aveva predisposti e già consegnati: con ritardo, dunque, i documenti furono sottoposti all’esame del Consiglio seduta stante. Il Consigliere delegato sen. Venino ne illustrò le varie voci: ne espongo un breve sunto in nota[37].

Esaurite le chiarificazioni, il Consiglio, dopo un breve scambio di idee approvò i risultati del Rendiconto del 1935-36 nelle cifre globali seguenti: per le Entrate L. 1.423.001,15 e per le Uscite L. 1.417.328,05, quindi con un’eccedenza attiva di L. 5.673,10. La Situazione patrimoniale al 28 ottobre 1936 risultava di L. 6.390.799,51[38].

Nei suoi valori globali il Consiglio approvò anche il Preventivo per il 1936-37 che risultava in pareggio: L. 1.247.000 sia per le entrate che per le uscite. Vi era peraltro da tener presente che in seguito all’annunciato aumento dell’8% sulle retribuzioni dei professori e del personale l’ammontare della voce Stipendi e Fondo di Previdenza avrebbe subito un accrescimento per il periodo Luglio-Ottobre[39].

Venendo in aiuto ai laureati che avevano pubblicato un volume in onore del prof. Coletti, il Consiglio dispose di contribuire con L. 1.600. E, su proposta di Gentile, deliberò di concorrere con L. 2.000 alla stampa dello studio del prof. Ferdinando Di Fenizio, assistente dell’Istituto di Politica Economica e Finanziaria, su «La politica agraria della Germania», ritirando 100 copie dell’opera al prezzo di copertina: l’opera sarebbe stata inserita come primo volume nella serie delle Pubblicazioni dell’Istituto.

Menzionando specificamente «Le Prospettive Economiche» del prof. Mortara e le pubblicazioni curate dal prof. Zappa, su invito di Gentile il Rettore suggerì di istituire premi di operosità per i docenti bocconiani, limitatamente, tuttavia, a materie caratteristiche e specifiche della Università. Il Consiglio, nel dichiararsi di massima favorevole all’istituzione di codesti premi, reputò opportuno di soprassedere e di incaricare Rettore e Presidenza «d’elaborare il progetto e determinare i criteri d’assegnazione degli eventuali premi che, ad ogni modo, avrebbero dovuto essere contenuti nella somma complessiva di L. 20.000».

La seduta si concluse con alcune comunicazioni della Presidenza, presentate da Gentile: la prima, in merito ad un incremento, per desiderio degli eredi, di una borsa di studio già istituita dalla Signora Clara Pontecorvo, vedova dell’ing. Alberto Colorni, in memoria del marito e che ora sarebbe stata estesa, con un incremento di L. 20.000 (somma capitale), ai due coniugi; la seconda in merito al «Premio Ulisse Gobbi», a cui per ritardata approvazione ministeriale non avrebbero potuto concorrere i laureati dell’a.a. 1934-35: il premio sarebbe stato assegnato alla fine dell’anno accademico 1936-37, prendendo in esame le tesi di laurea discusse in quell’anno e nell’anno precedente (la commissione giudicatrice, peraltro, ne aveva già lette alcune e ne segnalava, riservatamente, le migliori); la terza comunicazione concerneva le «pratiche avviate con S.E. il Ministro dell’Educazione Nazionale al fine di avere l’approvazione alla ricostituzione dell’Associazione fra i laureati dell’Università Bocconi sulla base di uno statuto analogo a quello che regge l’Associazione fra gli ex alunni del Politecnico di Milano».


1

Non si dimentichi che un mese prima che la seduta del Consiglio bocconiano avesse luogo si erano registrati gli incidenti di Ual-Ual, una piccola località posta al confine fra la Somalia e l’Etiopia. Senza spargimento di sangue essa era stata occupata da truppe indigene italiane (i «dubat»). Ma il 5 dicembre, facendo ricorso alle armi, e sostenendo che la minuscola località faceva parte del territorio nazionale etiopico, gli abissini attaccarono il presidio occupato dai «dubat». Sia l’Italia che l’Etiopia fecero ricorso alla Nazioni Unite a Ginevra (e si abbia presente che proprio l’Italia qualche tempo prima aveva perorato e ottenuto l’ingresso dell’Abissinia nel consesso ginevrino). Nel gennaio del ’35 erano dunque in corso a Ginevra dure discussioni in merito agli incidenti di Ual-Ual; ma nel contempo Mussolini a Roma negoziava con Laval, il premier del governo francese un patto di intesa, che giusto a Roma veniva subito firmato, lasciando segreta la clausola che consentiva all’Italia di avere «mano libera» in Etiopia. Del resto non va scordato che fin dal 1925 (e Mussolini non mancò di ricordarlo ai rappresentanti inglesi a Ginevra) era stato stipulato tra l’Italia e l’Inghilterra un accordo «per assicurare il mutuo e armonioso sviluppo degli interessi italiani e britannici in Etiopia». Comunque mentre a Ginevra ci si accapigliava (e il parapiglia sarebbe durato assai a lungo) in Italia senza frapporre indugi si mobilitarono due divisioni che di lì a un mese sarebbero partite per l’Africa Orientale. C’era insomma, anche per i membri del Consiglio bocconiano, di che meditare e discutere.

2

Nella stessa seduta, con voto unanime, fu rinnovato l’incarico di segretario del Consiglio al dott. Girolamo Palazzina e si designarono nelle persone dell’on. Donzelli e del dott. Segre, all’unanimità, i rappresentanti del Consiglio nella Commissione Amministrativa del Fondo di Previdenza e nel direttorio dell’Opera Universitaria.

3

Anche del «Premio Ulisse Gobbi» si fa menzione nell’Annuario bocconiano.

4

Presso la Segreteria della Bocconi sarebbero state depositate 50 copie del volume in onore di Gobbi.

5

Regolamento dell’Istituto di Diritto Commerciale Comparato presso l’Università Bocconi

art. 1°) L’istituto… ha per iscopo: 1) di raccogliere le fonti del Dir. Commerciale dei Paesi stranieri; 2) di addestrare i giovani a valersi delle fonti straniere ecc.; 3) di promuovere, in cooperazione colle analoghe istituzioni esistenti all’estero, la conoscenza della legislazione, della dottrina e della giurisprudenza italiane all’estero e delle legislazioni, dottrine, giurisprudenze straniere in Italia; 4) di promuovere conferenze o corsi di studiosi italiani e stranieri; 5) di svolgere cicli di esercitazioni in stretta collaborazione tra dirigenti e discepoli su argomenti singoli. Il Consiglio di Amministrazione dell’Università potrà disporre perché l’attività dell’istituto si estenda a materie affini a quella fondamentale del diritto commerciale;

art. 2°) Il finanziamento dell’Istituto è assicurato da un contributo annuo di L. 10.000 dell’Istituto Ettore Bocconi e da altri contributi di provenienza da altri enti o privati;

art. 3°) La Direzione dell’Istituto è affidata ad un Consiglio di Direzione composto dal Rettore, dal Direttore dell’Istituto e da un membro designato dal Consiglio di Amministrazione dell’Università. Il Direttore deve essere un Professore di grado universitario nominato dal Consiglio di Amministrazione su proposta del Rettore;

art. 4°) All’Istituto sono addetti un assistente ed un bibliotecario;

art. 5°) All’Istituto possono essere iscritti gli studenti del 3° e 4° anno nel numero che sarà fissato d’anno in anno dal Rettore su proposta del Direttore. (Omissis);

art. 6°) Il Consiglio d’Amministrazione dell’Università stabilisce l’ammontare delle eventuali tasse di frequenza per l’Istituto e per i singoli corsi promossi dall’Istituto stesso;

art. 7°) A coloro che abbiano regolarmente frequentato l’Istituto e sostenuto l’esame di una almeno delle discipline in esso assegnate potrà essere rilasciato un certificato attestante l’attività svolta e il voto riportato.

6

Rispettivamente ai tre nominati fu assegnata una retribuzione di L. 3.000, 6.000 e 1.000; onorari tutti al netto dell’imposta di R.M., ma soggetti alle deduzioni di legge.

7

Il Consiglio nell’approvare l’esposizione di Gentile fece propria anche la raccomandazione del dott. Segre di tener conto, nello stabilire il trattamento economico del personale, del numero dei componenti della famiglia del dipendente.

8

Fin dall’inizio dell’anno le due divisioni mobilitate e destinate alla campagna africana avevano cominciato a trasferirsi nel continente nero, suscitando commozione e festose manifestazioni di popolo nei porti d’imbarco. Non mancarono di parteciparvi il Principe Ereditario e lo stesso Mussolini. Il quale non si stancava entro e fuori la Società delle Nazioni a Ginevra di convincere il traballante governo inglese, assai inquieto per quanto il capo del fascismo stava organizzando, sull’opportunità di non opporsi all’azione e alle mire dell’Italia. Di fatto non conseguì risultati la celebre conferenza di Stresa che, in aprile, vide incontrarsi i capi di governo e i ministri degli esteri d’Italia, Francia e Gran Bretagna. A Roma il 24 giugno giunse un giovane componente del gabinetto britannico, sir Anthony Eden, che intavolò lunghe e defatiganti discussioni con Mussolini cercando soluzioni di compromesso per venire a capo della sempre più intricata questione: per esempio proponendo la cessione dell’Ogaden, regione abissina, all’Italia, alla quale sarebbe stato affidato anche il protettorato su tutta l’Etiopia. Mussolini non cedette di un palmo. Ai Comuni, nel luglio, il Ministro degli Esteri inglese sir Samuel Hoare si vide costretto ad ammettere che non erano del tutto ingiustificate le pretese dell’Italia e sembrò disposto a non dare piena soddisfazione all’Etiopia, ove l’Imperatore fra il febbraio e il maggio aveva ordinato la mobilitazione dell’esercito, mentre le truppe italiane continuavano a sbarcare e a concentrarsi in Eritrea e in Somalia. A Ginevra i vari delegati insistevano senza costrutto in discussioni che sfociavano solo in deboli minacce, culminate all’inizio di ottobre nell’approvazione di eventuali sanzioni nei confronti dell’aggressore, intendi l’Italia mussoliniana. Ero alla vigilia dei miei quindici anni e porto ben incisa nella memoria la visione dell’impressionante convergere della folla urlante ed entusiasta sul sagrato del Duomo milanese, ove il 2 ottobre l’aveva convocata (al pari di quanto avveniva sulle piazze di tutte le altre città piccole e grandi del Paese) la voce stentorea del capo del governo. Con inaudita veemenza Mussolini affermò il diritto dell’Italia di avere il suo posto al sole e denunciò il comportamento dei membri delle Nazioni Unite. Risento quelle parole dure e sprezzanti: «Alle sanzioni economiche opporremo la nostra disciplina: alle sanzioni militari risponderemo con misure militari. Ad atti di guerra risponderemo con atti di guerra. Nessuno pensi di piegarci senza aver prima duramente combattuto». E ripenso al silenzio e allo sguardo smarrito di mio padre. Scrive Paolo Rossi (op. cit., vol. IV, p. 205): «Il discorso sollevò un entusiastico clamore. Moltissimi italiani erano convinti dalla propaganda. Convinti che l’Italia fosse vittima di un’intollerabile ingiustizia storica di cui solo il fascismo poteva fare giustizia. Convinti che l’impresa africana ci avrebbe tratto dal novero delle nazioni proletarie e posto accanto a quelle ricche e dominatrici. Convinti, e qui avevano perfettamente ragione, che le sanzioni erano uno spaventapasseri impagliato». In effetti, il 2 novembre, mentre le truppe italiane avanzavano pur con qualche difficoltà in territorio abissino (il 5 e 6 ottobre erano state occupate Adigrat e Adua e dieci giorni dopo entravano in Axum, la città santa: un brivido non poté non essere avvertito dai discendenti del Fondatore dell’Ateneo e dai dirigenti dell’istituzione, se tornarono col pensiero, come certamente fecero, a quarant’anni prima quando, senza saperlo, Luigi Bocconi, scomparendo in quei luoghi, aveva aperto le porte della «Sua» Università), il 2 novembre, dicevo, tutti i 50 Stati raccolti nella Lega delle Nazioni (fatta eccezione per l’Austria) votavano le sanzioni economiche contro l’Italia. Fu una decisione che, tutto considerato, e non sto a scendere in particolari, valse a rafforzare l’ideologia e l’azione fascista e ad indebolire, per non dire a spezzare, il fronte antifascista entro e fuori i confini del nostro Paese, innescò il sorgere in Italia di un patriottismo che contribuì fortemente a rendere più coeso e determinato il nostro popolo nel suo spirito e nel suo operare.

9

Ibidem.

10

Proff. Del Vecchio e Biagi (economia generale), Mortara (statistica metodologica), Boldrini e Lenti (statistica economica e demografica), Borgatta e Dell’Olio (scienza delle finanze e diritto finanziario e tributario), De Magistris (geografia economica), Sapori (storia economica), Cambi (merceologia), Marolli e Martinotti (matematica finanziaria), Borroni (ragioneria generale applicata), Lorusso (tecnica bancaria), Caprara (tecnica mercantile), D’Ippolito (tecnica industriale), Eugenio Greco e Colli (ragioneria professionale), Ranelletti (diritto pubblico), Rotondi (diritto privato e internazionale), Redenti (diritto commerciale 2° anno), Paolo Greco (diritto commerciale 3° anno e diritto sindacale e corporativo), Tajani (tecnica dei trasporti), Celetti (economia agraria), Ansbacher (istituzioni commerciali germaniche), Solmi, con supplenza Sertolis Salis (politica coloniale), Revel (francese), Hazon (inglese), Sanvisenti (spagnuolo).

11

Ampliamento da 3 a 5 ore del corso di istituzioni di diritto pubblico: 3 ore da tenersi, come già in atto, agli studenti del 1° anno come corso obbligatorio; 2 ore al 3° e 4° anno dedicate particolarmente al Diritto Amministrativo come corso complementare a scelta. Naturalmente al prof. Ranelletti sarebbe stato proporzionalmente aumentato l’onorario di due terzi.

12

Erroneamente nel verbale è scritto 19 maggio.

13

«Il Consiglio, riconoscendo la legittimità dell’aspirazione del prof. Zappa a trasferirsi nuovamente a Venezia, tenute presenti le cordiali dichiarazioni del prof. Zappa disposto a continuare la sua collaborazione, quale incaricato, delibera di annullare gli accordi intervenuti con lui in seguito alla delibera presa dal Consiglio di Amministrazione dell’Università Bocconi nella seduta del 19 marzo 1928. E preso atto che il prof. Zappa ha riconosciuto di non aver alcun diritto derivantegli dalla risoluzione di tale contratto, in considerazione degli eminenti servizi da lui prestati all’Università, unanime delibera di corrispondergli in tre annualità la somma di L. 100.000, centomila, nette da qualsiasi deduzione e imposta con l’intesa che nel caso di premorienza la somma non versata sarà pagata in una sol volta ai suoi legittimi eredi.

«Il Consiglio delibera altresì che l’Università Bocconi, all’atto del collocamento a riposo del prof. Zappa, provvederà sul fondo di previdenza al pagamento della pensione corrispondente al periodo in cui egli è stato qui professore di ruolo e sarà liquidato dallo Stato sulla base dello stipendio che su detto fondo avrebbe percepito come professore di ruolo di un R. Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali.

«Il Consiglio infine con voto unanime delibera di conferirgli l’incarico dell’insegnamento della Ragioneria Generale ed Applicata per gli allievi del 2° corso dell’Università e della Direzione dell’Istituto di Ricerche Tecnico-Commerciali determinando la retribuzione per tale incarico in L. 18.000, non soggette alle riduzioni di legge rimanendo a carico dell’Università il rimborso della R.M. e deliberando che a titolo d’indennità di viaggio sarà corrisposto a forfait la somma di L. 7.600 nette».

14

Assistenti Volontari: Dott. Colò e Gattuso (istituto di geografia economica), Mazzoleni, Pagni, Passardi e Tagliacarne (istituto di statistica), Sertolis e Federici (istituto di economia); Assistenti effettivi confermati: Baffi (istituto di statistica), Dominedò (istituto di economia), Pivato, Conterno e Zerbi (rispettivamente presso le cattedre di Ragioneria 1°, Tecnica industriale e Ragioneria 2°) e Franceschelli (istituto di diritto commerciale comparato). Nuovi assistenti: Di Fenizio (istituto di economia con indennità di L. 3.000 con le deduzioni di legge), Monselvi (cattedra di merceologia con indennità di L. 4.000 nette di deduzioni di legge e di R.M.). In ogni caso si potrà sempre confrontare l’elenco riportato nel più volte citato Annuario dell’Università.

15

Nell’approvare le proposte di Gentile e Del Vecchio il Consiglio fissò in L. 3.000 con le deduzioni di legge l’indennità per Demaria.

Al quale nel contempo si stabilì, secondo le disposizioni della Presidenza, di corrispondere un’altra indennità annua di L. 1.500 in considerazione del fatto che il docente, trasferendosi da Bari a Milano, ha rinunciato alle soprattasse d’esami e avendo inoltre perduto il beneficio della riduzione ferroviaria, di cui godeva come professore in un istituto statale gli si riconobbe un compenso di L. 2.219, pari all’imposta di R.M., equiparando quindi il suo trattamento economico a quello degli altri professori. Per semplificare fu deciso che con decorrenza dal 1° novembre 1935 al prof. Demaria, per il suo insegnamento al 2° corso di Politica Economica, sarebbe stata assegnata una indennità di L. 10.000 complessive (con le deduzioni di legge, pari a L. 7.744) rimanendo a carico dell’Università l’imposta di R.M.

Con altra deliberazione si rinnovò quanto già deciso l’anno precedente, e cioè la concessione di un assegno di L. 500 ai dieci studenti del 3° corso che avessero vinto i primi dieci posti messi a concorso.

Quanto all’Istituto di Diritto commerciale comparato, tenuto conto dei felici risultati conseguiti, si deliberò di continuare l’esperimento. In luogo del defunto prof. Rocco si fece il nome di S.E. Solmi, pur nel dubbio che le sue cariche romane gli consentissero di accettare l’incarico.

Su suggerimento di Gentile il Consiglio fu d’accordo nello stabilire più precise norme per il conferimento di borse di perfezionamento all’estero per evitare che studenti degli anni passati e altamente degni e meritevoli (come era successo nell’anno in corso) non riuscissero a conseguirle per essere rimasti sotto di un’inezia al voto minimo (21/30) in una materia.

16

Anche il Ministero delle Corporazioni e quello dell’Educazione Nazionale avevano manifestato la loro viva soddisfazione.

17

Nel frattempo era stato emanato, come comunicò Gentile, il decreto di autorizzazione ad accettare la donazione di L. 150.000 della Edison per la ricordata borsa di perfezionamento presso l’Istituto di Statistica.

18

Alla sig. Clericetti, tenuto conto delle nuove funzioni attribuitele presso l’Istituto di Diritto Commerciale Comparato fu elevato lo stipendio a L. 600 mensili. E, senza segnalarne l’ammontare, furono anche accresciute le retribuzioni della Segretaria (?) e della Vicesegretaria (?) dell’Istituto (?): il verbale della riunione tace in proposito. In ogni caso si precisò che «l’onere annuo complessivo derivante da tali deliberazioni sarebbe stato di L. 18.450».

19

Il Consigliere delegato Venino comunicò che l’Anonima Infortuni aveva proposto due piani di assicurazione per l’intero personale. Dopo qualche discussione a cui partecipò soprattutto il dott. Donzelli, favorevole all’assicurazione, il Consiglio deliberò di accogliere la proposta limitatamente però al personale più esposto, per le sue mansioni, al rischio di infortuni.

20

Marinotti era anche Presidente della SNIA.

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Esattamente Diritto Industriale, Diritto Corporativo, Diritto amministrativo, Procedura civile e commerciale, Demografia.

22

Per meglio chiarire le volontà del Consiglio d’amministrazione riporto qui in nota testualmente il testo della deliberazione. «Il Consiglio si trova concorde nell’approvare le proposte del Rettore e delibera quindi di massima di modificare lo statuto per quanto riguarda le materie fondamentali secondo le tassative norme fissate da S.E. il Ministro dell’Educazione Nazionale e per quanto riguarda le complementari di scegliere 6 tra quelle comprese nella tabella 7° annessa al RD di cui trattasi e di chiedere a S.E. che voglia autorizzarci ad aggiungere quegli altri insegnamenti complementari che per tradizione vengono qui impartiti.

Il Consiglio dà quindi ampio mandato al Rettore perché d’accordo con la Presidenza formuli le relative proposte a S.E. il Ministro, tenuto conto degli ultimi desideri che S.E. il Ministro stesso si è riservato di comunicare, cercando in massima di tener fermo, per quanto è possibile, il nostro attuale ordinamento, anche per quanto riguarda la precedenza, per l’iscrizione agli esami fra gli insegnamenti, la ripartizione di essi fra i vari anni di corso, la determinazione delle modalità degli esami di profitto e di laurea, le esercitazioni, l’insegnamento delle lingue straniere».

23

Tuttavia, precisava il verbale, «il Rettore non può che approvare il Sen. Venino per aver presentato il bilancio vero, reale, ma pensa che sarebbe stato bene mantenere in bilancio, un’impostazione di almeno L. 100.000 ad accrescimento del fondo per cambiamento sede».

24

L’incarico a Revel avrebbe avuto decorrenza col 1° febbraio 1936, sarebbe stato di otto ore settimanali con retribuzione pari a quella già percepita da Nicolini. Il Consiglio si augurava che anche l’insegnamento del tedesco venisse integrato da corsi serali facoltativi, da conferenze e conversazioni.

25

La Nazione aveva vissuto e viveva mesi palpitanti: in molte case si spostavano, giorno dopo giorno, sulla carta geografica dell’Abissinia, le bandierine tricolori, mano a mano che le truppe italiane andavano avanzando sul territorio etiopico, vincendo le sempre più deboli resistenze delle sbandate orde di Hailé Selassié e dei suoi infidi vassalli. Il regime fascista in Italia, e non solo in Italia, viveva la stagione della sua massima esaltazione, da ogni parte giungevano ammirate attestazioni, le esperienze e le esperimentazioni fasciste venivano portate ad esempio e se ne tentava l’imitazione. Mentre nel sottofondo risuonavano le note di «faccetta nera», «il popolo guardava all’Africa come ad un altare» scriveva un poetucolo sulla pagina di un giornale di provincia che ancora conservo. Il 3 maggio a Gibuti il Negus si imbarcava per la Palestina. Due giorni dopo Badoglio entrava in Addis Abeba e nel contempo Graziani occupava Harrar. Non restava, ormai, che l’apparizione del capo del fascismo al balcone di Palazzo Venezia a Roma per completare il pittoresco quadro. Ciò che puntualmente si verificò il 9 maggio alla fine di una brevissima seduta del Gran Consiglio del fascismo: in tutte le piazze d’Italia, radiofonicamente collegate con Piazza Venezia, alti clamori si elevavano dalle folle in attesa. Tronfio e trionfale Mussolini si limitò a leggere un decreto sottoscritto dal Sovrano probabilmente con riluttanza: «I territori e le genti che appartenevano all’Impero d’Etiopia sono posti sotto la sovranità piena e intera del Regno d’Italia. Il titolo di Imperatore d’Etiopia viene assunto per sé e per i suoi reali successori dal Re d’Italia». Ma il Duce non volle risparmiare al popolo italiano e a chi lo ascoltava oltre i confini una delle sue frasi… lapidarie: «Levate in alto, o legionari, le insegne, il ferro e i cuori a salutare, dopo quindici secoli, la riapparizione dell’Impero sui colli fatali di Roma». Non è difficile immaginare il delirio della gente. Come primo Viceré fu subire nominato Pietro Badoglio, fatto anche Duca di Addis Abeba. Dopo un mese, tuttavia, anch’egli fatto maresciallo, e divenuto marchese di Neghelli, Graziani sostituì Badoglio nella carica di Viceré. Una volta sottomessi completamente, nel 1937, tutti i territori dell’Africa Orientale alla carica di Viceré fu elevato un Principe di Casa Reale: Amedeo Duca di Aosta. Solo il 30 giugno, quando praticamente tutto era finito, l’assemblea delle Nazioni, su richiesta del Negus, si riunì per chiedere la condanna dell’Italia e concedere al Negus un prestito per la resistenza abissina. La richiesta etiopica fu respinta con 23 voti contrari, 1 favorevole e 25 astensioni. La Home Fleet britannica fu ritirata dal Mediterraneo e l’Italia, su domanda di Mussolini fu riammessa nella Società delle Nazioni. Merita di essere ricordato quanto scrive il già più volte citato Paolo Rossi (op. cit., vol. IV, pp. 209-10): «Pochi giorni dopo la proclamazione dell’impero, il 19 maggio 1936, il Ministro delle Finanze, Thaon di Revel, tracciava un quadro meraviglioso dell’economia italiana, solidissima e ancorata ai più rigorosi principi di pubblica onestà (si può immaginare la soddisfazione degli amministratori bocconiani). Il bilancio consuntivo risultava in pareggio: le sanzioni avevano avuto come effetto un miglioramento notevole della bilancia commerciale; la produzione interna era aumentata; il bilancio 1936-1937 prevedeva un avanzo. Alla chiusura dell’esercizio tale avanzo fu poi dichiarato in un miliardo e 289 milioni, circa l’otto per cento dell’intero bilancio. Un ministro piemontese annunciava il ripetersi di un miracolo che si era verificato proprio cento anni prima, quando il presidente del Consiglio di Stato del Regno di Sardegna, conte de la Tour, poteva annunciare al re Carlo Alberto: “Non seulement l’exercice 1839 suffira à lui mème, mais malgrè la diminution des impots, il y aura encore une excédent que V.M. pourra consacrer à la gloire de son Règne et au bonheur de ses peuples”.

Le finanze dello Stato non erano però così floride ed esuberanti come il Ministro Thaon di Revel dichiarava, perché i due bilanci successivi, gli ultimi prima della guerra, mostrarono, invece, disavanzi fino a quattro miliardi e 775 milioni; ma nel contempo l’economia italiana teneva bene. Senza ricorrere all’indebitamento, o all’inflazione, o alle imposte indirette gravanti sui poveri, il governo pareggiava il deficit e si procurava i mezzi per proseguire quella politica di armamento e di espansione che era nella mente di Mussolini e nella logica stessa del fascismo. Venne decretata una imposta straordinaria del 10% sul capitale delle società per azioni. Una seconda imposta patrimoniale straordinaria cadde sulle aziende industriali e commerciali non azionarie e una terza su tutti i cittadini con un patrimonio superiore alle lire diecimila».

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«Io sottoscritta, intendendo di onorare la memoria del mio compianto marito Senatore Ettore Bocconi e di continuare nel contempo la tradizione famigliare di liberalità a favore dell’Università fondata dal Padre suo, Senatore Ferdinando Bocconi, dichiaro con la presente di far donazione ferma e irrevocabile all’Università stessa dei seguenti titoli obbligazionari, parastatali e di Stato che essa (Università) dovrà poi intestare al proprio nome: N. 1000 obblig. 6% Istituto di Credito per le Imprese di Pubblica Utilità; N. 400 obblig. 6 1/2% Istituto per il Credito Navale; L. 140.000 di Rendita 5%.

«La rendita dei predetti titoli che oggi ammonta a L. 50.000 annue dovrà essere destinata a contributo per l’Istituto di Economia intitolato al nome di Ettore Bocconi presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi, di cui agli articoli 34.35.36.37 del vigente statuto dell’Università stessa».

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Insegnamenti e docenti proposti per il 1936-37:

Economia generale Corporativa: G. Del Vecchio e B. Biagi con assistenti V. Dominedò e L. Federici; Statistica Metodologica: G. Mortara; Statistica economica: L. Lenti; Geografia: L.F. De Magistris; Economia agraria: S.E. Serpieri (dovendo il prof. Coletti abbandonare la Cattedra per raggiunti limiti di età); Istit. di Diritto Pubblico e Dir. Amministrativo: O. Ranelletti; Istit. di Diritto Privato e Diritto Internazionale: R. Franceschelli; Diritto Commerciale: P. Greco e E. Redenti; Diritto Processuale: E. Redenti; Scienza delle finanze e Diritto finanziario: G. Borgatta e D. Dell’Olio; Storia economica: A. Sapori; Diritto Corporativo: P. Greco; Comput. e Ragion. Generale e applicata: G. Zappa e U. Borroni con assistenti G. Pivato e T. Zerbi; Matematica Finanziaria: P. Martinotti e G. Marolli; Tecnica Mercantile: U. Caprara con assistente U. Borroni; Tecnica Bancaria: E. Lorusso; Tecnica Industriale: D’Ippolito con assistente Conterno; Tecnica Professionale: E. Greco e G. Colli; Merceologia: L. Cambi con assistente Montelesi; Economia e Politica Coloniale: A. Solmi con supplenti Sertolis e Salis; Istituz. Commerciali Germaniche: T. Ansbacher; Trasporti e Tecnol. Industriale: F. Tajani; Lingua Inglese: M. Hazon; Lingua Spagnola: B. Sanvisenti; Francese e Tedesco: B. Revel.

28

Non mi è riuscito di ritrovarle tra le carte dell’Archivio amministrativo bocconiano.

29

(Omissis) «… Il Consiglio si trova d’accordo nel ritenere che il progetto predisposto dall’Ufficio Tecnico Municipale – salvo un miglioramento sulla parte architettonica – risponde appieno alle esigenze attuali e ai futuri sviluppi della nostra Università, della Biblioteca e degli Istituti scientifici annessi, e nel riconoscere la necessità di escludere l’eventualità di provvedere in due tempi alla costruzione della nuova sede, soluzione che con ogni probabilità condurrebbe in definitiva anche ad una spesa maggiore.

«Il Consiglio delibera quindi di dare ampio mandato a S.E. Gentile perché sostenga presso il Podestà di Milano la necessità di risolvere subito integralmente il problema della nuova sede nostra, precisamente coll’integrale esecuzione del progetto dell’Ufficio Tecnico e addivenga alla stipulazione di una convenzione per la quale il Comune ci dia la nuova sede costruita e noi cediamo l’attuale e contribuiamo con la somma di un milione in contanti.

«Il Sen. Venino pur rimanendo del proprio avviso circa il fondamento delle riserve fatte circa la località prescelta, si dichiara sempre pronto alla più cordiale collaborazione nell’attazione della delibera del Consiglio.

«A tal fine ritiene necessario far presente al Comune che le fondazioni siano tali da potere in avvenire consentire un’eventuale sopraelevazione, che un nostro assistente possa vigilare sulla costruzione della sede e sulle spese, che il contributo ha da pagarsi al nostro ingresso nella nuova sede e che la costruzione si effettui entro due anni.

«Il Sen. Gentile prende atto di queste raccomandazioni, assicurando che non mancherà di insistere perché siano accolte dal Podestà, al quale farà altresì presente che nelle sistemazioni della zona antistante la Via Sarfatti – secondo un’idea altra volta esposta dall’Ing. Baselli e che a noi era sembrata eccellente – si dovrebbe aver riguardo alla necessità di costruire un campo sportivo da concedersi in uso all’Università. Il Sen. Gentile soggiunge che oggi stesso predisporrà una lettera che presenterà e illustrerà personalmente al Podestà».

30

Poche, brevi e particolari osservazioni soltanto. Le condanne del Tribunale Speciale inteso a reprimere l’opposizione antifascista si ridussero da 254 a 172 fra il 1936 e il 1937 (soprattutto per propaganda comunista, per l’azione di sparuti gruppi di «Giustizia e Libertà» e per offese, per lo più sbracate, a Mussolini). «Il consenso era coltivato in mille modi, a cominciare dai più grossolani. Ma anche la politica sociale del regime, contrariamente all’interpretazione che si suole darne, era tutt’altro che impopolare o rivolta a favorire solo le classi privilegiate. Le assicurazioni sociali contro gli infortuni, le malattie, l’invalidità, la vecchiaia, la disoccupazione involontaria furono estese e migliorate. Vennero istituiti gli assegni familiari, di nuzialità, di natalità. A favore degli agricoltori si inventò la polizza rurale. Il lavoro ebbe numerose forme di tutela. Gli orari vennero ridotti. La legislazione non era affatto inferiore a quella vigente in altri paesi europei più ricchi e a regime democratico. Un vasto programma di opere pubbliche continuava a svolgersi in Italia, in Africa Orientale, in Libia e persino in Albania, dove lavoravano per le bonifiche e per le strade fino a 150 mila sterratori, geometri, ingegneri» (cfr. P. Rossi, op. cit., vol. IV, pp. 210-211).

31

Il gesto munifico di Mussolini a favore della Bocconi ebbe larga risonanza nella stampa cittadina. Vedasi, ad esempio, il «Corriere della Sera» e «L’Ambrosiano» del 22.11.1936. Con la sua solita risolutezza, scrivevano i giornali, il duce aveva «disposto che il nuovo edificio dovrà essere inaugurato il 28 ottobre 1938, anno XVI». No comment!

32

Gentile fece osservare ai colleghi che «in seguito alla accennata deliberazione della Provincia di concorrere alla sottoscrizione con L. 600.000 l’ultimo comma dello schema di convenzione dovrebbe essere modificato nel senso che, qualora il frutto della sottoscrizione superasse la somma di L. 1.700.000, l’eccedenza andrebbe ripartita in 3 parti uguali tra Comune, Provincia e Università Bocconi» (cfr. verbale della riunione).

33

Con la solita irruenza Venino sottolineava, e i colleghi convenivano, che sarebbe stato opportuno chiarire l’art. 12 dell’accordo, nel senso che nel caso in cui «fosse negato il trattamento fiscale a cui l’articolo si riferisce le tasse dipendenti dalla convenzione siano divise fra il Comune e l’Università in proporzione dei valori attribuiti nella convenzione stessa allo stabile di Via Statuto-Largo Notari-Via Palermo per quanto riguarda il Comune ed al terreno di Via Castiglioni e Via Sarfatti per quanto riguarda l’Università». Sempre Venino insisteva «nel chiedere che il Comune rinunci all’art. 11 dello schema della convenzione o quanto meno perché sia modificato nel senso che l’Università Bocconi si asterrà dal chiedere al Comune qualsiasi altro contributo e per qualsiasi titolo per un periodo di almeno 10 anni da oggi. E infine esprime il voto che nella convenzione sia stabilito che la piazza o la via su cui sarà prospettante la facciata principale della nuova sede abbia ad intitolarsi al nome del Senatore Ferdinando Bocconi, Fondatore della nostra Università». Gentile a questo punto osservò che lo schema concerneva soltanto gli aspetti contrattuali e il voto di Venino, condiviso del resto da tutto il Consiglio, avrebbe potuto essere formulato «in una lettera da inviare al Podestà».

34

Quanto ai due incarichi previsti e voluti dal Ministero per la Tecnica Commerciale, industriale, bancaria e professionale il Consiglio deliberò di proporre i proff. Caprara (3 lezioni settimanali) e Lorusso (3 lezioni e 1 conversazione), con eventuali integrazioni di lezioni-conferenze da parte dei proff. D’Ippolito, Greco e Colli (2 ore al primo, e 3 agli altri 2). Per i posti di assistenti furono nominati Conterno (2 ore settimanali), Borroni (1 ora settimanale) per le Tecniche; per l’Istituto di Diritto Commerciale comparato Cabassi; per l’Istituto di Economia Dominedò, per l’Istituto di Politica economica Di Fenizio, per l’Istituto di Statistica la d.ssa Sadena. Quali assistenti volontari per il 1936-37 furono nominati: Baffi, Brambilla, Mazzoleni e Tagliacarne (Istituto di Statistica); Federici (Istituto di Economia); Pagni (Istituto di Politica Economica); Ossola (Diritto finanziario e scienza delle finanze), Biondo, Guttuso e Colò (Geografia Economica).

35

Sul paese era calato un velo di inquietudine ed anche di rassegnazione, nel quale non potevano non essere inglobati anche i pur tenaci e operosi e, tutto sommato, ottimisti componenti del massimo consesso bocconiano. Forse ci si cominciava a rendere conto delle difficoltà che creava la dura politica autarchica voluta dal regime; forse si cominciavano a considerare con giusta preoccupazione le conseguenze della partecipazione dell’Italia, con massicci interventi, alla guerra di Spagna; forse si cominciava a temere la politica megalomane e non certamente pacifista del Governo; forse si cominciava a rendersi conto dei pericoli che generavano le ormai chiare tendenze egemoniche del Terzo Reich (non valse il tanto esaltato Asse Roma-Berlino a sventare, giusto nel 1937, l’Anschluss dell’Austria che pur Mussolini aveva in diverse circostanze cercato di impedire). La «Mistica fascista» cominciava a stancare, a non convincere. Correva per il Paese una nera profezia, per cui furono condannati due pastori della Chiesa pentecostale (una disastrosa guerra sarebbe stata imminente e il Re e Mussolini non avrebbero saputo dove rifugiarsi). Comunque bisognava pur andare avanti e cercare di amministrare bene l’amata Bocconi. Non vegliava, del resto, su di essa, e da qualche anno (con ottimi risultati bisognava pur dire), l’acuto, ammirato, onorato, onesto filosofo dello Spiritualismo, una gloria della cultura nazionale e anche internazionale? Per di più, a dargli una mano, nel Consiglio era stato inserito, da poco, anche S.E. Bottai.

36

In quell’occasione un altro nome che avrebbe altamente onorato per molti lustri la nostra Università venne alla ribalta: quello del Dott. Eugenio Levi, laureatosi nel luglio del 1935 con 110/110 e lode discutendo con Mortara la tesi «La comparazione internazionale dei prezzi all’ingrosso». Il lavoro, ad una commissione formata dal Rettore, da Mortara e dal rappresentante della Edison, era apparso di tale valore e importanza da meritare la borsa Edison che sarebbe stata assegnata per l’a.a. 1937-38.

37

Egli mise in primo luogo in evidenza la diminuzione di spesa di L. 7.500 nel capitolo Diversi; di L. 15.000 alla voce Onorari (principalmente a causa del nuovo trattamento riservato al prof. Zappa che, come si ricorderà, divenuto di ruolo a Venezia, era rimasto solo incaricato alla Bocconi); di L. 7.000 alla posta Viaggi e Diarie. Quanto alle entrate notevole era stata la riduzione degli interessi attivi (L. 15.000) per via della diminuzione dell’interesse sulle cartelle fondiarie (sceso dal 6 al 5% e poi al 4%) e a causa delle trattenute del 10% sulle Obbligazioni di Pubblica Utilità 6%, già al portatore e rese nominative. Come conseguenza delle disposizioni anti-sanzionistiche si era cessata la stampa, con diminuzione dunque delle spese, dall’Annuario bocconiano. In relazione alle spese si era avuto un aumento di L. 9.000 rispetto al preventivo a causa dell’accrescimento delle retribuzioni, stabilito con decorrenza dall’ottobre 1936. L’aumento del prezzo del combustibile era il motivo dell’ascesa di L. 2.000 della voce Riscaldamento. Inevitabili ammodernamenti e integrazioni dell’arredamento delle aule e della biblioteca avevano comportato poi l’accrescimento di L 4.500 del cap. Manutenzione Stabile. Venino si soffermava poi ad illustrare la situazione per quanto atteneva la voce Tasse: riporto in nota, e cito testualmente dal verbale, le osservazioni del Consigliere delegato: «… Nella cifra di L. 275.105 esposta nel cap. Tasse le vere e proprie tasse ammontavano a L. 52.105, mentre le rimanenti 226.000 rappresentavano l’importo delle tasse di laurea percepite dall’Università dal 1919-20 e trattenute ritenendosi che in base al proprio statuto la nostra Università quale Istituto libero non dovesse trasmetterle all’Erario, mentre lo scorso anno il Ministro delle Finanze, per il tramite del Ministero dell’Educazione Nazionale ne ha chiesto l’integrale rimborso. A questo proposito però il Sen. Venino soggiunse che nel frattempo – grazie al premuroso intervento di S.E. Gentile – si è ottenuto di soprassedere al rimborso richiesto, limitandosi per ora l’obbligo di rimborso all’Erario delle tasse di laurea che si percepiranno quest’anno e si ha anche la speranza che gli arretrati possano essere, se non tutti, parzialmente condonati o almeno che il rimborso sia effettuato a rate in un lungo periodo di anni. Comunque per misura prudenziale si è creduto di accantonare la somma al cap. Creditori».

38

Il Consiglio prendeva atto, tuttavia, che nell’a.a. 1935-36 nonostante le insistenti sollecitazioni, 34 studenti che avevano interrotto o abbandonato gli studi erano rimasti in debito verso l’Università complessivamente di L. 21.625 per tasse sovrattasse e contributi.

39

Venino comunicò anche il Bilancio Consuntivo dell’Opera Universitaria per l’a.a. 1936-37. Attivo L. 80.955,95, Passivo 76.974,45 con una eccedenza arriva, pertanto, di L. 3.981,50: e ricordò pure le risultanze del bilancio del Fondo di Previdenza: Entrate, pari ovviamente agli accantonamenti. L. 394.766,30.

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