Storia della Bocconi

1915-1945. Tra le due guerre

Il fascismo imbocca la sua parabola discendente e il Paese avverte il sopraggiungere di infausti destini


Parole chiave: Rettore Del Vecchio Gustavo, Rettore Greco Paolo, Vice presidente Gentile Giovanni, Mortara Giorgio, Finanza e bilanci, Fascismo

Lo iato fra la seduta consiliare appena conclusa e quella successiva fu alquanto ampio. Si dovette attendere il 5 luglio 1938 prima di riaprire i lavori[1]. E non mi dilungo nel segnalare i tanti altri motivi d’inquietudine e di malcontento[2].

Non si presentarono alla seduta, giustificandosi, i consiglieri Venino, Salmoiraghi, Beneduce, Croccolo. E subito il sen. Gentile rivolse un riconoscente saluto al sen. Falck per la lunga collaborazione che aveva dato ai lavori del Consiglio. Purtroppo, e non so per quali motivi, aveva dovuto rassegnare le dimissioni. Gli sarebbe subentrato il figlio Giovanni pure lui designato come rappresentante del Consiglio Provinciale delle Corporazioni.

Era ancora troppo recente la scomparsa, assai sentita, del grande Angelo Sraffa[3], perché Gentile non ne facesse allusione. Tanto più che al ricordo per il collega si aggiungeva il ringraziamento molto vivo agli eredi che, con gesto squisito, avevano voluto fare dono alla Bocconi della ricca, scelta, ammiranda biblioteca giuridica che Sraffa aveva composta, con passione e straordinaria competenza di bibliofilo, nel corso della sua vita. Un dono veramente cospicuo ed invidiabile che giusto allora tornava particolarmente gradito, giacché la Bocconi, nella nuova sede, si proponeva di aprire al pubblico la propria biblioteca[4]. Il Consiglio non mancò di aggiungere il suo commosso grazie a quello del vicepresidente, che fu incaricato di scrivere alla vedova e al figlio una sentita lettera di riconoscenza.

Con sommo compiacimento dei colleghi, Gentile li informò che «finalmente, superate tutte le difficoltà burocratiche a Roma e a Milano, il Comune aveva bandito l’appalto per la costruzione della nuova sede; appalto vinto dall’Impresa Bonomi e Marinoni. Gentile aggiunse che per la direzione artistica e tecnica della costruzione il Comune aveva conservato la collaborazione dell’arch. Pagano; del che il Consiglio fu profondamente soddisfatto. Da parte sua l’Università aveva affidato la rappresentanza (comunicata al Podestà) all’ing. dott. Simone Roveda. Quanto alla vigilanza sull’esecuzione e allo svolgimento dei lavori, secondo il progetto approvato, e per gli eventuali ulteriori accordi che si fossero dimostrati utili o indispensabili, il Consiglio rinviava a quanto era stato precisato in precedenti riunioni.

Ribadito che, dopo laboriose pratiche, il Ministero dell’Educazione Nazionale aveva autorizzato la ricostituzione dell’Associazione tra i laureati della Bocconi[5] (del che si dimostrò particolarmente lieto e commosso il dott. Tumminelli), e rinnovato il ringraziamento alle F.F. Meridionali, alla «Editori» e alla Comit per la riconferma del contributo (rispettivamente di L. 10.000, 5.000 e 5.000, in attesa che il Credit facesse altrettanto), Gentile propose la rielezione a Rettore del prof. Del Vecchio per l’a.a. 1938-39: la nomina fu approvata dal Consiglio per acclamazione.

Si passò, quindi, al conferimento degli incarichi sempre per il 1938-39. Su invito di Gentile il Rettore, tenuto conto del favorevole giudizio del Consiglio di Facoltà[6], reputava che tutti i docenti fossero riconfermati nei loro rispettivi incarichi, fatta eccezione per il prof. Ranelletti che aveva raggiunto i limiti di età per essere collocato a riposo. Il Consiglio si disse dell’avviso che a sostituirlo nell’insegnamento delle Istituzioni di Diritto Pubblico sarebbe stato opportuno chiamare il prof. Pietro Bodda «giovine di 34 anni, iscritto al Partito Nazionale Fascista dal gennaio 1920 e ordinario nella R. Università di Pavia» e tale chiamata fu, naturalmente, approvata, non senza averla fatta precedere da sentite parole, pronunciate del Rettore, di rincrescimento e di rimpianto per la cessazione dell’attività da parte del prof. Ranelletti. In ogni caso il Consiglio volle che l’insegnamento delle Istituzioni di Diritto Pubblico fosse mantenuto sotto l’alta direzione di Ranelletti, il cui testo «che è per così dire nato qui» avrebbe dovuto essere adottato dal prof. Bodda (il quale si disse disposto ad accogliere il suggerimento del Consiglio)[7].

Il Rettore sollevò, poi, una questione di notevole importanza: le retribuzioni dei docenti. Premesso che l’Università funzionava, in quel momento, con un solo professore di ruolo[8], la Bocconi risparmiava una somma notevole sugli onorari dei professori, tanto più che agli incaricati non era stato applicato l’aumento degli stipendi dell’8% previsto dalla legge. Epperò l’Università aveva «tutto l’interesse di avere un corpo di incaricati fedeli e quindi equamente compensati». Donde era parso giustificato al Comitato ristretto di «accordare col nuovo anno accademico ai professori un aumento dell’8% sugli attuali compensi di qualsiasi natura (retribuzioni, indennità, propine esami)». I consiglieri riconobbero subito l’equità della proposta e l’approvarono.

Sempre il Rettore, premesse alcune considerazioni ricordate in nota[9], seguendo i criteri condensati nelle suddette osservazioni, in sintonia con l’opinione del sen. Gentile propose che «il quadro dei nostri Istituti sia allargato organizzandone uno di Diritto Pubblico e Corporativo a cui preporre il prof. Ranelletti ed uno di Assicurazioni a cui preporre il prof. Gobbi, procurando così alla nostra Università la preziosa continuità della loro alta collaborazione». Ovviamente i consigli rettorali furono fatti propri dal Consiglio che approvò l’apertura dei due nuovi Istituti nominando Direttori degli stessi rispettivamente i proff. Ranelletti (che nell’Istituto avrebbe potuto tenere un corso di conferenze di Diritto Amministrativo) e Gobbi. Ai due docenti, per la direzione degli Istituti, sarebbe stata riconosciuta la consueta indennità di L. 3.000 annuali.

Gentile informò il Consiglio, che si trovò consenziente, di aver assegnato, sulla base del parere dell’apposita commissione, la borsa della «Edison» per il perfezionamento in studi statistici, per il 1938-39, alla dottoressa Iride Tradati.

Lunga fu la sosta per esaminare e approvare i bilanci (consuntivo per il 1936-37 e preventivo per l’anno accademico successivo), presentati in ritardo al Consiglio, ma già approvati e ratificati dal comitato ristretto (una copia era addirittura già stata inviata alla Cassa di Risparmio per la concessione del contributo). In mancanza del consigliere delegato, il dott. Palazzina si dilungò in una meticolosa disamina delle varie voci, che ricordo in nota[10]. Le risultanze finali della Situazione Patrimoniale, approvata, furono: per l’attivo L. 8.205.037,16; per il passivo L. 8.201.037,16 con una eccedenza attiva di L. 4.606,30. Con riferimento al bilancio consuntivo le Rendite ammontarono a L. 1.671.648,50 e la Spese a L. 1.667.042,20. Si decise di accantonare la somma di L. 414.264,80 per il Fondo di previdenza. Fu pure preso in considerazione il bilancio dell’Opera Universitaria, ma a verbale non ne furono indicati i valori e il saldo. Quanto al preventivo, come al solito, non furono fornite cifre; ma Palazzina non tacque il suo ottimismo. «… In base alla situazione attuale – egli disse –, tenuto conto del fatto che le iscrizioni degli studenti hanno largamente superato le previsioni che si potevano prudenzialmente fare alla fine di ottobre, si può sicuramente ritenere che (anche ammettendo che un centinaio degli iscritti – 1073 – per il 1937-38 abbandoni o interrompa gli studi senza pagare le rate delle tasse ancora dovute) si avrà un cospicuo avanzo che permetterà di accantonare una rilevante somma sul Fondo di Arredamento della nuova sede».

Innescato da un intervento del consigliere Bottini, rappresentante della Provincia sul problema dei Sindaci, premesso che lo Statuto bocconiano non li prevedeva, ancorché si fossero sempre avuti in precedenza dei Revisori del bilancio, il Consiglio reputò che sarebbe stato opportuno ripristinare codesti Revisori e senza por tempo in mezzo si addivenne subito alla loro nomina nelle persone dei consiglieri prof. Bottini e dott. Segre.

Nel rispetto dell’ordine del giorno, previ alcuni chiarimenti del sen. Gentile, il Consiglio ratificò le assegnazione di borse e premi, secondo una prassi sempre rispettata (il lungo elenco e le considerazioni della commissione giudicatrice potranno essere letti sul verbale della seduta)[11].

Pochi mesi trascorsero, questa volta, prima che i consiglieri si ritrovassero nuovamente. La riunione ebbe luogo il 14 ottobre 1938 e la ragione dell’affrettata convocazione fu molto probabilmente dovuta all’«allontanamento» del Rettore, il prof. Del Vecchio[12]. Dopo un caloroso saluto all’ing. Giovanni Falck che, come si ricorderà, aveva sostituito il padre Alberto nel Consiglio bocconiano, Gentile comunicò, e v’è da pensare con toni accorati, «l’allontanamento – a cui per superiori esigenze ci dobbiamo rassegnare (corsivo mio) – del nostro benemerito Rettore, prof. Gustavo Del Vecchio e del prof. Giorgio Mortara, tutti e due lustro e decoro della nostra Università» e rivolse loro – fra il consenso dei Colleghi – un riconoscente saluto. Le leggi antisemite colpivano, inesorabili, anche nelle aule bocconiane, e non ammettevano eccezioni e neppure dilazioni. Gentile fece subito presente «la difficile situazione in cui si trova il Rettore uscente (che scadrebbe dalla carica a fine mese) e quindi l’opportunità di nominare subito il successore perché assuma domani stesso (sottolineatura mia) il suo ufficio»[13].

È evidente che Gentile si aspettava un provvedimento del genere e, probabilmente, cercò a Roma una via per disinnescarlo; ma non riuscì nell’impresa. Da S.E. Bottai ebbe, tuttavia, l’assicurazione che il Ministero non avrebbe disapprovato la designazione del prof. Paolo Greco come nuovo Rettore bocconiano. Di questo il vicepresidente informò, dunque, i membri del Consiglio che, in accordo pure con l’opinione della Presidente, espressero senza remore di sorta il loro acconsentimento alla nomina a Rettore di Paolo Greco, ordinario all’Università di Torino e da parecchi anni incaricato alla Bocconi, ove aveva insegnato dapprima Diritto corporativo e Diritto bancario e poi Diritto commerciale: docente, si riconobbe, di «alto valore scientifico, morale e politico (corsivo mio)»[14]. Al nuovo Rettore, per l’a.a. 1938-39, fu riconosciuta un’indennità di carica di L. 13.115.

Gentile ricordò ai colleghi il contenuto del decreto del 7 maggio 1936 n. 882 il quale apportava varianti agli insegnamenti complementari e fondamentali per le lauree in economia e commercio. Sicché anche la Bocconi avrebbe dovuto adeguarsi alle nuove disposizioni. Pertanto il Consiglio direttivo, tenuto conto del parere del Consiglio di facoltà, decise che tra le materie complementari fossero introdotti la Legislazione bancaria e l’Economia dei trasporti; mentre tra le materie fondamentali fossero inclusi il Diritto corporativo e il Diritto del lavoro e, viceversa, fosse soppresso l’insegnamento di Diritto internazionale. Il Consiglio non poté che compiacersi vivamente per la reintroduzione tra i corsi complementari della Economia dei trasporti, già proficuamente insegnata dal prof. Filippo Tajani, e si augurava che il Ministro dell’Educazione Nazionale approvasse il rinnovo dell’incarico di codesto insegnamento allo stesso prof. Tajani. E parimenti, esprimendo una grande soddisfazione, il Consiglio rilevava «che l’Università Bocconi ha l’orgoglio di avere – prima fra le Facoltà di Economia e Commercio – istituito come corso obbligatorio il Diritto corporativo» che, ora, andava ad inserirsi tra gli insegnamenti fondamentali.

Era altresì motivo di conforto per il Consiglio venire a sapere, dal vicepresidente Gentile, che il Ministro della Educazione Nazionale «si era compiaciuto di approvare integralmente le proposte di conferimenti d’incarichi d’insegnamento per l’anno accademico 1938-39 formulate dall’Università e riguardanti professori di razza italiana».

Naturalmente, in armonia con le istruzioni impartite con la circolare dell’8 settembre 1938 n. 6094 (la famigerata circolare che conteneva le disposizioni antiebraiche) sarebbe stato inevitabile apportare alcune modifiche con riguardo agli insegnamenti di materie economiche. Tali variazioni riguardavano quei corsi «per i quali erano designate persone di razza ebraica, ex combattenti decorati di croce al merito di guerra». Gentile riferì che il Consiglio di Facoltà aveva deliberato di proporre che all’insegnamento dell’Economia politica corporativa fosse trasferito il prof. Giovanni Demaria al momento titolare della cattedra di Politica economica e che l’incarico per quest’ultima materia fosse conferito ai liberi docenti Valentino Dominedò e Luigi Federici «che già da tempo prestavano efficacemente la loro collaborazione all’Università».

Il Consiglio di Amministrazione si trovò così d’accordo con i suggerimenti del Consiglio di Facoltà. Per quanto, invece, atteneva all’insegnamento di Statistica metodologica ed economica il Consiglio di Facoltà non aveva dato alcuna indicazione, ma Demaria aveva proposto di designare per il suddetto incarico il prof. Carlo Emilio Bonferroni o il prof. Bruno de Finetti. Considerando, tuttavia, pur riconoscendone il valore, che de Finetti risiedeva in una città lontana (Trieste), il Consiglio di Amministrazione deliberò di chiedere al Ministro dell’Educazione Nazionale che, pel 1938-39, questo insegnamento fosse affidato al prof. Bonferroni.

In merito all’assegnazione delle borse e dei premi, il sen. Venino fornì ai colleghi un preciso quadro della situazione: non è il caso di soffermarvisi sopra in questa sede (chi lo desideri potrà sempre risalire al verbale della seduta). In sostanza, dei dieci aspiranti presentatisi e valutati dalle commissione, ne furono scelti solo tre. E il Consiglio unanime approvò le decisioni.

Toccò poi ai consiglieri di prendere in considerazione una «nobile e seducente» proposta di Donna Javotte Bocconi: l’offerta all’Università della propria villa di Monticello Brianza, che avrebbe potuto essere destinata a soggiorno estivo per Professori e studenti, o per corsi estivi o per altre finalità che il Consiglio avrebbe potuto indicare. Sulla proposta prese la parola il consigliere on. Morselli: riporto in nota le sue parole[15]. Le considerazioni di Morselli, dopo ampio dibattito, furono condivise dagli altri consiglieri, sicché l’iniziativa di Donna Javotte, ancorché apprezzatissima, fu lasciata cadere. E la seduta finì dopo aver deliberato che l’inaugurazione del nuovo anno accademico sarebbe stata tenuta il 12 novembre p.v.


1

In quella decina di mesi, intanto, la situazione generale nel Paese aveva dato chiari segni di mutamento. All’euforia che aveva accompagnato le imprese africane e le manifestazioni che il regime fascista aveva abilmente architettate intorno ad esse, riuscendo – bisogna pur ripeterlo – a suscitare nei suoi confronti un sempre maggior consenso, a questa euforia stava subentrando, e nemmeno lentamente, uno stato di delusione, di preoccupazione, di insicurezza. Si avvertivano sempre di più i sacrifici imposti dalla lunga e non sentita guerra di Spagna (Franco ne uscirà vincitore solo nella primavera del 1939); si avvertiva sempre maggiormente, nel contesto del pur tanto celebrato Asse Roma-Berlino, la presenza imperiosa e soffocante della Germania hitleriana, inesorabile nel rivendicare e nell’occupare territori e genti prossime ai suoi confini (ad esempio proprio all’inizio di marzo del 1938, senza che questa volta Mussolini riuscisse ad impedirla, si concludeva la vicenda dell’Anschluss con l’annessione definitiva alla Germania del territorio austriaco); ci si rendeva conto che Mussolini, nonostante i tentativi di resistenza, diventava sempre più succube del dittatore nibelungico; non sfuggiva ormai la chiara imposizione, di là dalle progettazioni politiche, di un’etica aberrante anche in seno alla cultura fascista (giusto nel 1938 si diffondevano anche nel nostro Paese le perverse teorie razziste: il 3 agosto di quell’anno il Ministro dell’Educazione Nazionale, Bottai, per portare un esempio, avrebbe vietato l’iscrizione alle scuole agli ebrei di nazionalità straniera, e si inibiva agli ebrei di svolgere attività di insegnamento, di appartenere ad accademie e istituti di scienze lettere ed arti); si toccava con mano che la situazione economica era tutt’altro che quella, sicura e stimolante, che il governo faticosamente cercava di prospettare.

2

L’umiliato capo del regime fascista penosamente si presentava al Senato, il 31 marzo 1938, per riscuotere applausi parlando di «otto milioni di baionette», di una flotta sottomarina, quella italiana, che era «la maggiore del mondo intero», di «modernissime corazzate di linea e di un’armata aerea senza eguale», e per farsi parificare al Sovrano con l’istituzione, per lui e per il Re, del grado di Primo Maresciallo dell’Impero. Si rideva per non piangere: ma, come scriveva il poeta greco, «il pianto era alle porte».

3

Il Prof. Angelo Sraffa era morto nel 1937.

4

Si noti che ancor oggi la Biblioteca Sraffa costituisce un patrimonio librario di cui la Bocconi può altamente vantarsi.

5

Si potranno avere alcune notizie sull’organizzazione e l’attività della Associazione scorrendo l’Annuario dell’A.L.U.B. del 1939. Si noterà che l’Associazione – allora presieduta dal dott. comm. Riccardo Riva, vicepresidente il prof. Tagliacarne, Segretario Generale il dott. Armando Frumento, segretario amministrativo il dott. Evian Medici – non poté esimersi dall’applicare la «direttive generali e cioè di non consentire lo stabilirsi od il protrarsi del rapporto associativo con laureati ebrei».

6

Veniva riconosciuto che «tutti indistintamente i professori hanno svolto il loro insegnamento col consueto fervore e con esemplare regolarità».

7

L’elenco di tutti i professori riconfermati nel loro insegnamento per l’a.a. 1938-39 è pubblicato a pp. 281-85 del ricordato Annuario dell’Alub del 1939.

8

Zappa era di ruolo, come si ricorderà, a Venezia e Gobbi era passato fuori ruolo.

9

Il Rettore rilevava «che si è progressivamente aumentato il numero degli Istituti», affinché «per ogni gruppo di materie ci fosse un Istituto che servisse a dar carattere veramente scientifico alla nostra Università» di là dai bisogni pratici degli allievi. «Gli Istituti danno modo ai Professori e Assistenti di preparare pubblicazioni che onorano la nostra Università, di seguire da vicino costantemente i giovani più eletti che rivelano particolari attitudini alle ricerche scientifiche e che compiono corsi di perfezionamento, di vigilare sulla preparazione delle tesi di laurea, che qui debbono essere scelte nel 1° quadrimestre del 3° anno di facoltà (ve ne sono in corso circa 400)».

10

Innanzitutto l’inappuntabile segretario fece notare che il consuntivo risultava in avanzo di sole L. 4.606,30 perché erano stare trasferite allo speciale fondo per la nuova sede L. 600.000, sicché sul fondo si era già accantonata una somma di L. 1.070.000 che sarebbe stata versata al Comune. Ma sarebbe occorso aprire un nuovo fondo per le spese di arredamento che era prevedibile si sarebbero aggirate sul milione di lire. E Palazzina spiegò poi le ragioni degli aumenti denunciati da molte voci di spesa: Spese Diverse L. 4.000 per un compenso non previsto al dott. Baffi e contributo alle onoranze al prof. Coletti; Spese per stipendi L. 19.000 per applicazione dell’aumento dell’8% e assunzione del fattorino Oppizio per la Biblioteca; Riscaldamento? per crescita del prezzo del combustibile; Vestiario L. 2.900 per abiti ai fattorini; Mobilio L. 4.000 per scaffali e tavoli della Biblioteca; Macchinario L. 700 per un radiatore in biblioteca; Onorari Professori L. 12.300 per applicazione dell’8% al compenso prof. Demaria, unico ordinario e per l’assunzione del prof. Lenti; Viaggi circa L. 12.000, avrebbero dovuto essere a carico dell’esercizio precedente, e pagati ai proff. Redenti, Greco, Boldrini e Biagi; Indennità esami? per il maggior numero di esami; Annali di economia L. 2.500 per rincaro carta e spese di stampa (però va considerato che coi cambi la biblioteca riceveva 323 riviste di cui 152 italiane e 171 straniere); Fondazione Serena L. 14.000 per l’acquisto della collana completa della rivista inglese Biometrica (però la spesa era solo apparente perché coperta dalla Fondazione stessa); Pubblicazioni L. 4.700 per stampa Annuario e volume del prof. Di Fenizio. Per quanto atteneva alle entrate (rendite) Palazzina faceva notare che gli interessi attivi erano aumentati di L. 80.000 per la conversione del prestito redimibile 3,5% in Rendita 5%; le Tasse erano aumentate di L. 160.000 per il maggior numero degli studenti e il ricupero di tasse arretrate.

11

Basterà ricordare che il Consiglio non credette opportuno conferire il cospicuo premio della Fondazione «Massimo Notari» agli aspiranti (due laureati che avevano ottenuto 102 e 100 all’esame di laurea) e che in futuro i concorrenti avrebbero dovuto conseguire alla dissertazione di laurea i pieni voti assoluti, più esattamente 110/110 con eventuale lode. Il Consiglio decise pure che nel veniente anno, oltre a quello consueto, sarebbe stato posto a concorso, a’ termini dello Statuto della Fondazione Notari, un secondo premio di L. 3.000 «più gli interessi maturandi nel frattempo».

12

Giustificarono la loro assenza i consiglieri Salmoiraghi, Serpieri, Beneduce, Croccolo, Donzelli, Tumminelli e Calogero.

13

Palazzina, nel ricordare quell’avvilente e accasciante episodio, nel rivedere, sul filo della sua ferrea memoria, gli eventi di quei giorni tanto deprimenti, mi disse che mai scorse Gentile così abbattuto, nervoso, addirittura furioso. Lo udì uscire perfino in questa espressione: «Se non temessi di far la figura di una spaurita donnicciuola, lascerei scorrere le lacrime».

14

Il consigliere on. Morselli ebbe, tuttavia, da ridire sul fatto che Greco abitasse a Torino: a suo avviso sarebbe stato opportuno che si trasferisse anche di casa a Milano. Gobbi volle aggiungere due precisazioni: Greco era stato Rettore all’Università di Macerata (e questo già è stato rilevato più addietro) ed era stato decorato anche al valor militare.

15

«Il Cons. On. Morselli, rendendosi interprete dei sentimenti del Consiglio, porge vivissime grazie a Donna Javotte Bocconi per la modifica offerta che nuovamente attesta la Sua generosa sollecitudine per l’Università. Ma si permette di far osservare come – a parte per il momento l’imprecisione degli scopi a cui la villa dovrebbe rispondere – la villa stessa, per quanto subito si può immaginare, importerebbe non solo spese non lievi di manutenzione, ma anche di necessarie sistemazioni che converrebbe pertanto di studiare accuratamente prima di prendere una deliberazione; gli pare peraltro di poter affermare, salvo accertamento da parte di esperti, che tutto ciò non potrebbe che portare a un onere notevole all’Università che ora si trova ad affrontare tutti i problemi connessi al cambiamento della Sede, onere che sarebbe difficile giustificare di fronte all’autorità superiore, a cui devesi chiedere l’autorizzazione all’accettazione della pur generosa offerta».

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