Storia della Bocconi

1968-2022. Dalla contestazione all'internazionalizzazione

Parole chiave: Presidente Monti Mario, Vice presidente Guatri Luigi, Rettore Secchi Carlo, Pavese Giovanni, Alesina Alberto, Rapporto Borges, Centenario Bocconi

Con il 31 ottobre 2000 si conclude il sesto anno del rettorato Ruozi che, come comunica Monti al consiglio di amministrazione del 16 giugno 2000, «intende considerare chiuso il suo mandato al termine del presente anno accademico». Sottolineando l’energia, la capacità di innovazione e la lungimiranza con cui il professor Ruozi ha gestito nel corso dei suoi sei anni di rettorato una situazione complessa e in continua evoluzione, Mario Monti ne ricorda alcuni momenti fondamentali: «la definizione dei corsi di laurea triennali; la messa a punto e l’avvio del nuovo modello didattico gestito in una visione di lungo periodo; il ruolo di cerniera tra università statali e non statali svolto con grande equilibrio ed efficacia; l’attività di valutazione di ateneo, avviata e perseguita con grande impegno».

All’individuazione del nuovo rettore che, secondo il rinnovato statuto, rimarrà in carica per due anni, Mario Monti procede in modo sistematico, trasformando i doverosi «sondaggi» in una verifica «scientifica» delle caratteristiche della persona in funzione degli obiettivi futuri dell’Università, che sintetizza in due punti: l’opportunità che la Bocconi, nel suo ulteriore sviluppo, si proponga in modo sempre più chiaro l’obiettivo dell’eccellenza sul piano internazionale e, per conseguirlo, si doti di procedure idonee di comparazione sistematica a livello europeo; l’importanza del lavoro di squadra per imprimere sempre maggiore impulso e motivazione alle attività didattiche e di ricerca, sotto la guida del rettore.

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Vengono ascoltati tutti i professori ordinari e gli stessi membri del consiglio di amministrazione. Al termine dei colloqui, il presidente può riferire al consiglio che «è emerso un largo orientamento sulla figura del professor Carlo Secchi, professore ordinario di politica economica europea, già prorettore dell’Università Bocconi dal 1990 al 1994, con una lunga e intensa attività accademica a cui si è aggiunto un impegno altrettanto intenso sul piano istituzionale». Il consiglio ne approva all’unanimità la nomina e contestualmente ratifica un documento di indirizzo che impegna il rettore a «impegnarsi per un ulteriore e significativo miglioramento della posizione relativa della Bocconi tra le università europee, portandola a livelli di assoluta eccellenza». 

Il documento di indirizzo, nella sua formalità, rappresenta un’innovazione, resa necessaria sia dalla complessità assunta dalla Bocconi in termini di programmi e impegni, così come dalla realtà esterna in cui l’Ateneo si muove.

Entrato in carica il 1° novembre 2000, Carlo Secchi elabora il programma di lavoro per il biennio 2000/02, insieme ai prorettori da lui chiamati a coadiuvarlo: Giancarlo Forestieri per la didattica e Francesco Giavazzi per ricerca, valutazione e sviluppo delle risorse umane[1].

Il programma assume come centrali: il mandato ricevuto dal consiglio per il «consolidamento di una posizione di rilievo nel contesto perlomeno europeo nella didattica e nella ricerca»; i risultati del rettorato Ruozi, specificamente per quanto riguarda la conquistata dimensione nazionale dell’Università, con matricole che provengono da fuori Lombardia nel 61,6 per cento dei casi; il suo forte posizionamento in un contesto universitario più dinamico e competitivo; la rete di solidarietà con le istituzioni milanesi e la proiezione internazionale, che si è andata via via arricchendo di alleanze. Presupposto importante del programma, la solidità finanziaria della Bocconi, che il presidente e il consiglio non mancano di raccomandare, come parametro indispensabile di realizzabilità di progetti e ambizioni.

Questi elementi si inseriscono in una lucida analisi della realtà e dei problemi dell’Ateneo, su cui vengono scelte le priorità di azione. Al primo posto, Secchi pone la riorganizzazione accademica, tenendo conto del documento «Proposta per un nuovo modello organizzativo delle attività didattiche e di ricerca», presentato dal rettore Ruozi e approvato dal consiglio di facoltà il 25 settembre 2000, quale «punto di partenza per importanti decisioni operative da assumere dopo l’ulteriore lavoro necessario per approfondimenti, anche alla luce della riforma universitaria».

Nell’ambito del progetto di riorganizzazione, di particolare rilevanza è considerato il capitale umano, caratterizzato da un’età media particolarmente elevata[2], e la ricerca di base:

[...] l’Università non gode in questo campo della medesima reputazione, anche internazionale, di cui gode per gli studenti che vi si laureano. Tuttavia, prima o poi, solo un’università che produce buona ricerca produce buona didattica [...].

[Occorre] ridisegnare il profilo delle carriere; individuare il meccanismo che consenta di “ringiovanire” in tempi relativamente brevi il capitale umano; introdurre un sistema di incentivi che stimoli e premi la ricerca di base e introdurre regole e incentivi che consentano di migliorare la qualità della ricerca applicata.

Buoni propositi, che presuppongono l’adesione e il consenso del corpo docente: cosa lunga e complicata che porta alle dimissioni anticipate di Francesco Giavazzi la cui proposta, giunta probabilmente troppo in anticipo e presentata senza un’adeguata preparazione dell’ambiente, non viene accettata dal consiglio di facoltà[3].

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In ogni caso, ogni buon proposito deve confrontarsi direttamente con le norme definite, per il sistema universitario, da una nuova tornata di ministri, espressioni di altrettanti governi: Berlinguer 2, Fioroni, Mussi e Moratti.

Il panorama di quegli anni, sia italiano che internazionale, è un susseguirsi di eventi di grande impatto politico-istituzionale e l’avvio del secondo millennio vede ritornare, con Berlusconi, un governo di centro-destra sostenuto da grandi numeri; si sviluppano i social network che diventano sempre più strumento di comunicazione di massa e di promozione anche politica, dando spazio diretto al dibattito e alla protesta sui temi sociali a maggior impatto emotivo: dalla gestione degli immigrati alla modifica dell’art. 18, proposta dal governo Berlusconi e sostenuta dal Libro bianco di Marco Biagi, su cui si appunta la forte contestazione del sindacato, ma non solo. Come ricorda Enrico Deaglio, la Chiesa cattolica prende posizione in termini critici[4]:

Sulla flessibilità c’è un problema serio: non è solo la flessibilità sì o no: è che l’uomo, se non è aiutato a essere flessibile, per cui è un problema di formazione, come farà a diventare flessibile quando ha imparato un lavoro solo?

[...] nel libro bianco manca chiarezza su alcune questioni: la carriera di una persona è continuamente spezzata al ribasso oppure la formazione in questo senso diventa una parte del lavoro e qualifica?

Il tema della formazione e della sua funzione nel mondo del lavoro trova finalmente, nel dibattito pubblico, la rilevanza e la priorità che non ha trovato nei programmi di governo e aiuta la Bocconi – e il sistema universitario e scolastico in generale – a riaffermare il principio della sua centralità.

In parallelo all’impegno per la formulazione dell’offerta didattica, al fine di adeguarla a quanto previsto dalla riforma ministeriale in materia di lauree triennali e lauree specialistiche, Secchi, che non perde di vista il mandato prioritario affidatogli dal consiglio, propone la costituzione di un «comitato per la valutazione esterna dell’ateneo» a cui affidare il compito di «elaborare una valutazione complessiva dell’Università confrontandola con i suoi maggiori concorrenti in Europa e proporre linee guida per il suo futuro» e chiede che vengano designati due consiglieri, con particolare esperienza in materia di processi di internazionalizzazione, al ruolo di «referenti del Consiglio per accompagnare l’opera del rettore e dei suoi collaboratori in materia di internazionalizzazione, benchmarking europeo e valutazione d’ateneo».

Il consiglio, accogliendo la sua proposta, designa Lucio Stanca e Marco Tronchetti Provera e, come ulteriore passo per l’operatività di tale indirizzo, delibera altresì la costituzione di un comitato consultivo per assicurare «la disponibilità di un’opinione esterna autorevole sui punti di forza e debolezza dell’Università, a complemento dell’attività svolta dal Nucleo di valutazione d’ateneo». Il comitato, di cui vengono chiamati a far parte Antonio Borges (con il ruolo di presidente), John B. Shoven e Lars Tyge Nielsen[5], dovrà produrre entro il 31 maggio 2002, un rapporto che, tenendo conto delle specificità del sistema universitario italiano, valuterà la posizione relativa della Bocconi rispetto ai maggiori concorrenti, in particolare europei e suggerendo interventi per definire le linee guida dell’Università.

Il rapporto viene presentato il 5 luglio 2002 e il presidente sottolinea «la serietà e lo spessore delle analisi compiute e delle considerazioni svolte. Anche se espressione di un contesto e di esperienze molto lontane da quelle italiane, esse rappresentano una forte e giusta provocazione a pensare al futuro della Bocconi in termini di innovazione, apertura alla modernità, tensione culturale. Ed è doveroso notare che sono gli stessi termini che, nel 1902, presidiarono la nascita della Bocconi»[6].

In una visione di provocazione si colloca anche l’intervento di Alberto Alesina – che dalla Bocconi andò a Harvard dove divenne full professor e per diversi anni fu direttore del dipartimento di Economia – all’inaugurazione dell’a.a. 2003/04, sul tema «Attrattività dei sistemi universitari e mobilità del capitale umano. L’esperienza di un bocconiano»[7].

 

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In aula magna, con il pubblico delle grandi occasioni e la presenza di tutti i rettori delle università milanesi, arrivano da Alesina parole molto critiche verso le università italiane, che i rettori presenti considerano offensive tanto che decidono di abbandonare la cerimonia. La situazione non è simpatica ma, ovviamente, verrà recuperata. Alcuni consiglieri commentano, con eleganza, l’intervento di Alesina «come una visione, anche provocatoria, dell’università italiana maturata nel suo osservatorio d’oltre oceano [...] che, anche se non completamente condivisibile, ha lasciato ai presenti molti spunti di riflessione». Fatto in quella occasione l’intervento è sicuramente fuori luogo[8]; rimane però come testimonianza e ammonimento sulle difficoltà, che verranno ampiamente sperimentate in futuro con l’internazionalizzazione progressiva del corpo docente, di confronto tra culture ed esperienze diverse e sulla necessità di rispetto reciproco nella ricerca della costruzione del nuovo[9].

Ma il rapporto Borges ha posto «interrogativi e stimoli che contribuiscono a far valutare come necessario un progetto strategico d’insieme, nella consapevolezza che le nuove condizioni del Paese e del mercato richiedono chiarezza di visione, di posizionamento e di programmazione»[10]. Il presidente propone dunque al consiglio di «avviare un processo di pianificazione strategica che definisca, per il lungo periodo, obiettivi, posizionamento di mercato, tipologia di offerta, priorità e risorse dell’ateneo sulla base dei risultati acquisiti e delle nuove situazioni emergenti» e propone di affidare al professor Guatri, vicepresidente con delega alle strategie, il compito di «definire le modalità di avvio del processo e di assicurarne la supervisione».

Il consiglio approva la proposta, definendo il ruolo di Guatri, in questo nuovo incarico, «garanzia di qualità»[11]. Ma Guatri si schernisce: ho settantasette anni, lamenta, ho già lavorato a diversi piani strategici, ora tocca a qualcuno più giovane e attivo. Ma sono scuse, che vengono vinte con la promessa che verrà affiancato da «qualcuno più giovane e attivo». E il «più giovane e attivo» – fedele al principio di Guatri secondo cui «se hai qualcosa di importante e urgente da fare, dallo a chi è più oberato di lavoro perché lo farà subito e benissimo, pur di liberarsene» – è in quel momento Angelo Provasoli; al quale, pur decisamente oberato com’è da impegni accademici e professionali, non è concesso dire di no.

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Sullo sfondo di queste decisioni, si snodano, dall’ottobre 2001 (inaugurazione a.a. 2001/02) all’ottobre 2002 (inaugurazione dell’anno accademico successivo), le iniziative per il centenario dell’Ateneo che, con l’headline «da cent’anni il futuro», viene vissuto come sintesi di vocazione, obiettivi e risultati dell’Ateneo e progettato come dialogo aperto con le diverse componenti della comunità bocconiana e dei suoi pubblici esterni, a livello nazionale e internazionale; evitando, come sottolinea il presidente, «di confinare la ricorrenza in una cornice di pura autopromozione, facendone invece un momento vivo di rilancio della missione».

Nel discorso di apertura del centenario, Mario Monti richiama il pensiero dei fondatori:

[...] sigillo inalterato impresso nella storia dell’istituzione, a noi affidato affinché sia mantenuto vivo e presente per le generazioni future. Apertura alla modernità, attenzione alle tensioni culturali; proiezione verso l’internazionalità; coraggio dell’innovazione; centralità dell’attività scientifica; legame solidale con la realtà sociale ed economica: questi gli elementi su cui cent’anni fa i padri fondatori individuarono altrettanti pilastri dell’istituzione Bocconi. A cent’anni di distanza, dischiusi nel loro pieno significato, si impongono di nuovo come asse portante dell’identità della Bocconi.

Un significato particolare, nel programma del centenario, nella Milano di questi primi anni del millennio, assumono il convegno «Europa spazio aperto», con la presenza del presidente della Commissione Europea Romano Prodi e dell’arcivescovo di Milano cardinale Martini; la ricerca sul fenomeno dell’immigrazione e il Convegno sulla città multietnica, che darà luogo alla creazione di un’agenzia per l’imprenditoria etnica, in collaborazione con CCIA e Comune di Milano, a cui la Bocconi metterà a disposizione 2000 ore di docenza; infine, la mostra «Il mondo nuovo. Milano 1890-1915», a Palazzo Reale, inaugurata dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi[12], che si chiuderà (vista la grande affluenza di pubblico) solo a marzo 2003.

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Nel presentare il consuntivo del centenario al consiglio di amministrazione[13] in concomitanza con la chiusura della mostra, il professor Monti sottolinea che le iniziative svolte «hanno portato a un significativo miglioramento del sistema di relazioni dell’Ateneo, della sua reputazione e del suo posizionamento istituzionale, scientifico, sociale». A conferma delle parole di Mario Monti, il consigliere Michele Perini, presidente di Assolombarda, informa il consiglio che è in preparazione la firma di un accordo quadro tra Assolombarda e i sindacati sulle relazioni industriali:

L’idea di tale accordo è nata da una visita compiuta alla mostra insieme al Segretario della Camera del lavoro Panzeri, e dal senso di colpa creato dalla riscoperta di quanto industriali e sindacati avevano fatto, agli inizi del novecento, per lo sviluppo di Milano e dalla conseguente volontà comune di riscoprire un ruolo per la città.

Concluso il centenario, il consiglio, nella riunione del 5 dicembre 2003, fa il punto sui lavori del comitato per la programmazione, su cui la coppia Guatri-Provasoli ha lavorato alacremente, coadiuvata da otto gruppi di analisi di contesto, per la raccolta degli elementi conoscitivi necessari alla formulazione i nuovi programmi, e da dodici gruppi mirati alla progettazione dei prodotti formativi e del nuovo modello didattico, alla definizione delle modalità di gestione del corpo docente e di proposte per la ricerca. Obiettivo è arrivare a «disporre, tra luglio e settembre, delle conclusioni dei gruppi di lavoro per procedere, tra settembre e ottobre, al vero e proprio piano industriale, da portare al Consiglio nella sua riunione autunnale»[14].

Ma il 2004 è l’anno di scadenza del rettorato Secchi, e – more solito – inizia la riflessione sul futuro del rettorato.


1

Ai prorettori faranno capo, rispettivamente, i comitati per la didattica e la ricerca, ai quali si affiancherà il comitato per lo sviluppo internazionale, il ricostituito comitato per la valutazione d’ateneo, ribattezzato in «Nucleo», il riconfermato comitato per la multimedialità, impegnato nell’esplorazione delle molte possibilità dell’informatica e della multimedialità in soluzioni sempre più rilevanti per la gestione dell’Ateneo e le modalità di insegnamento.

2

«Solo 8 professori ordinari su 60 hanno meno di 50 anni; solo 15 professori associati hanno meno di 40 anni e solo 2 ricercatori su 80 hanno meno di 30 anni».

4

Enrico Deaglio, Patria. 1978-2010, Milano, Il Saggiatore, 2009.

5

Antonio Borges è vicepresidente di Goldman Sachs ed ex dean di INSEAD; John Shoven è ex Trione director dello Stanford Institute for Economic Policy Research; Lars Tyge Nielsen è professore di International banking and finance a INSEAD.

7

Tra le iniziative del centenario volte a sviluppare e rafforzare i legami con i pubblici specifici dell’Ateneo, in una logica di internazionalizzazione, il rettore aveva promosso la costituzione del «Club dei docenti bocconiani all’estero» e di questo faceva appunto parte Alberto Alesina.

8

E, in questo senso verrà ripreso in un lungo documento che Claudio Demattè invia al presidente, al vicepresidente e al rettore. Cfr. Luigi Guatri, Li ho visti così 1, Milano, Egea 2009, pp. 87-98.

9

Il 1° novembre 2002 entra in carica il nuovo CdA per il quadriennio 2002/06 che, oltre al presidente Monti e al rettore Secchi, comprende: Antonio Borges, Francesco Cingano, Vittorio Coda, Emanuele Dubini, Guido Galardi, Filippo Giordano, Mario Greco, Luigi Guatri, Alberto Guglielmo, Giuseppe Guzzetti, Michele Perini, Giovanni Pavese, Luigi Roth, Carlo Sangalli, Massimo Sarmi, Lucio Stanca, Marco Tronchetti Provera. Viene confermato il collegio dei revisori dei conti.

10

Mario Monti, CdA del 9 giugno 2003.

11

«La programmazione si manifesta in varie forme, i cui limiti estremi sono la programmazione intuitiva, non scritta, presente solo nella mente di pochi leaders (o di uno solo) e la programmazione formalizzata, cioè tradotta in documenti scritti, frutto della collaborazione di molti. Quest’ultima è il solo modo che costringe ad esplicitare obiettivi, strumenti, modi di realizzazione; e che rende perciò necessario un confronto di idee, assicurando la partecipazione di tutti i soggetti interessati al problema» (Guatri, intervento di apertura 84° anno accademico).

13

CdA del 14 marzo 2003.

14

CdA del 25 giugno 2004.

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